Calcio e filosofia. Gli allenatori più importanti del calcio mondiale hanno ottenuto il proprio posto nella storia del pallone non soltanto a suon di vittorie e trofei, ma anche e soprattutto per aver cambiato alcuni paradigmi della disciplina con il loro modo di pensare, con le loro idee, con il loro intendere il calcio come mai nessuno aveva fatto prima.
Il calcio, come ogni altro aspetto della società, è soggetto al cambiamento. E spesso chi non si adatta al mutamento resta indietro e finisce per essere lentamente dimenticato. Alla legge del panta rei calcistico si è adattato anche Diego Pablo Simeone, esponente principale del ‘Cholismo’, capace di trasformare anche la più radicale delle filosofie applicate al football.
Le fondamenta del Cholismo: il ‘machismo’ calcistico avversario dell’estetica
Simeone siede sulla panchina dell’Atletico Madrid dal lontano 2011. Nel decennio scorso ha cementificato le basi del ‘Cholismo’, ormai cifra identitaria della squadra della Capitale. Una sorta di ‘machismo’ calcistico che rifiuta i canoni dell’estetica del bel calcio.
Atteggiamento aggressivo, pressing asfissiante, chiusura delle linee di passaggio, difesa blindata con 11 uomini dietro la linea della palla, recupero e verticalizzazioni immediate per il contropiede. Quando serviva, anche una serie di legnate ai giocatori più tecnici, i cartellini come medaglie al valore. Un 4-4-2 o 4-5-1 che strideva come un graffio sulla lavagna tattica di Guardiola e i suoi discepoli: la risposta degli underdog al tiki-taka.
Un modo di interpretare il calcio che ha portato i suoi frutti. L’Atletico Madrid è diventato una squadra temuta e vincente. Nel 2012 è arrivata l’Europa League; nel 2013 la Coppa del Re e la Supercoppa Europea; nel 2014 il primo Scudetto e la sconfitta in Finale di Champions League (tristemente ripetuta nel 2016); nel 2015 la Supercoppa di Spagna: nel 2018 la seconda Europa League; nel 2019 la Supercoppa Europea; nel 2021 un altro Scudetto.

Com’è cambiato il Cholismo negli anni
Dunque, perchè cambiare? Spesso il cambiamento è indotto da fattori esterni. Lo abbiamo detto, tutto scorre. Capita che un virus, ai tempi sconosciuto, metta il lucchetto agli stadi. Campionati fermi per il lockdown, poi si torna in campo senza tifosi. A volte anche senza giocatori. Positività, infortuni, cambiamenti in rosa. Simeone passa al 5-3-2, difende più basso, favorisce transizioni più lunghe.
È il primo germoglio di un cambiamento lento e graduale. Negli ultimi anni in Spagna hanno coniato il termine “Cholo-taka”, il tiki-taka del Cholo, un ibrido che ancora cerca la quadratura del cerchio, ma che presenta novità interessanti. L’Atletico Madrid, oggi, strappa l’etichetta di ‘anticalcio’ e diventa una squadra più offensiva. Certo, non è il Manchester City o il Liverpool, ma i dati dimostrano la svolta tecnica dei rojiblancos.
La manovra è più ragionata: prima le medie del possesso palla erano ben al di sotto del 50%, il gioco era votato alla ricerca veloce dei grandi bomber (Falcao, Diego Costa, Suarez) per finalizzare i contropiedi. Oggi l’Atletico tiene palla per il 51.1%, percentuali ben lontane dal tiki-taka del Barcellona(64.5%), ma è un inizio…
L’uscita del pallone parte da dietro, favorita dalla ‘retrocessione’ di Axel Witsel dalla mediana al centro della difesa: un centrocampista tecnico, ma che a 35 anni di età si è riciclato nel ruolo di difensore che imposta. Al suo fianco Mario Hermoso, obiettivo di mercato dell’Inter, calciatore dalle ottime doti difensiva ma capace anche di duettare con la palla tra i piedi.
A centrocampo De Paul unisce qualità e grinta, in pieno stile argentino, la sintesi perfetta del nuovo corso dell’Atleti. Davanti Griezmann lega il gioco, unisce i reparti, rifinisce e fa gol. ‘Grizou’ ha superato il record di reti (173) di Luis Aragones, in campionato vanta 11 gol e 6 assist. A proposito di produzione offensiva, a beneficiare di questa rinnovata verve offensiva dei madrileni è stato Alvaro Morata, arrivato a 14 gol in 27 partite, una rete ogni 2 match, 2 in meno del fenomeno Dovbyk del Girona “Pichichi” a quota 16.
L’Atletico Madrid è quarto in Liga a quota 58 punti, segna 56 gol (5 in meno del Barcellona, per fare un confronto), ma ne subisce 35 (7ª miglior difesa a pari merito con il Maiorca 15°) dato clamoroso per un difensivista come Simeone. Dati che riportano l’immagine di una squadra che ancora deve assimilare bene il cambiamento, adattarsi alla nuova identità ma che è stata capace di eliminare l’Inter in Champions League con le ‘solite’ vecchie abitudini e il nuovo approccio offensivo. Le due anime dell’Atletico, in bilico fra passato e futuro, nella nuova era del ‘Cholismo 2.0’.