Coppa d’Africa 2013: la solita magia di sorprese e delusioni

Non era tra le principali candidate alla vittoria finale, e perciò il trionfo ha un sapore ancora più gustoso: la Nigeria è la nazione Campione d’Africa, titolo conseguito partendo col ruolino di outsider e facendosi largo a suon di prestazioni convincenti. La stessa finale, pur conclusa col risultato di 1 a 0, ha visto le ‘aquile verdi’ dominare l’incontro con la ‘cenerentola’ del torneo, il Burkina Faso di Pitroipa, che mai ha impensierito il portiere avversario Enyema: decisivo è stato il centrocampista Sunday Mba, militante nel Warry Sunday.

Nigeria che ha fatto incetta anche di premi individuali, con il marchio del Chelsea impresso in piccolo: miglior giocatore della finale e vincitore del premio fair play sono stati infatti nominati John Obi Mikel e Victor Moses, rispettivamente centrocampista ed attaccante in forza ai ‘blues’ di Rafa Benitez. Capocannoniere è stato invece Emanuele Emenike (assente in finale per squalifica), punta dello Spartak Mosca, autore di 4 segnature, a pari merito con Wakaso Mubarak, centrocampista classe 1990 del Ghana e dell’Espanyol. Miglior giocatore della competizione è stato però Jonathan Pitroipa (classe 1986), centrocampista offensivo del Burkina Faso e del  Rennes, che ha rischiato di non disputare la finale per via di un’ingiusta espulsione rimediata in semifinale, cui l’arbitro ha poi posto rimedio nel proprio referto: per lui tre goal.

E’ stata, questa, una Coppa d’Africa dove non sono certo mancate le sorprese, in positivo come in negativo. Tra le prime, la palma più grande va assegnata al Burkina Faso, altra finalista, come già detto, della rassegna continentale. E proprio la nazionale allenata dal belga Paul Put, si era già scontrato con la Nigeria nella fase a gironi: entrambe sono state infatti assegnata al Gruppo C, vinto per differenza reti dal Burkina, seppure a parità di punti (5) con quella che sarebbe poi stata la vincitrice finale. E se l’atto finale di ieri si è concluso, come detto, sul risultato di 1 a 0 per la Nigeria, il match del girone era terminato per 1 a 1.

Nota di merito anche per Capo Verde: la piccolissima nazione (meno di 128.000 abitanti) sita al largo dell’Oceano Atlantico, dopo essersi qualificata alla fase finale, tra lo stupore generale, eliminando nel doppio spareggio il Camerun di Eto’o, è riuscita nell’impresa di andare oltre il girone, classificandosi seconda alle spalle del Sudafrica, e costringendo a fare le valige il più quotato Marocco di Benatia ed El Hamdaoui, arrivato terzo. Ai quarti il sogno dei ‘tubaroes azuis‘ (squali blu) è stato poi interrotto dal Ghana, vittorioso per 2 a 0 al Nelson Mandela Stadium, ma il risultato raggiunto è comunque qualcosa di irripetibile, e tutti ricorderanno personaggi come l’attaccante Platini (classe 1986, all’anagrafe Luis Carlos Almada Soares) e l’allenatore Lucio Antunes, passato già alla storia come lo ‘Special Two’, il Mourinho di Capo Verde, anche per l’amicizia che l0 lega all’attuale allenatore del Real Madrid.

Maggior delusione è stata indiscutibilmente la Costa d’Avorio: presentatasi ai nastri di partenza – come nel 2012 quando vinse lo straordinario Zambia – da favorita d’obbligo, forte di una rosa che annoverava elementi del calibro di Yaya Tourè, Cheik Tiotè, Didier Drogba e Gervinho, l’appuntamento con la storia è stato fallito bruscamente. La presenza di tanti campioni non è stata infatti sufficiente al tecnico Sabri Lamouchi (proprio lui, l’ex calciatore di Inter e Parma), per arrivare in fondo alla competizione, mancando una vittoria che manca dal lontano 1992: la corsa si è però fermata ai quarti di finale, dove la Nigeria ha avuto la meglio vincendo per 2 ad 1. L’impressione, netta, è che sia stata bruciata l’ultima occasione per rendere vincente questa generazione d’oro, bollata, viste come sono andate le cose, col marchio di eterna incompiuta.

E deludente tutto sommato è l’aggettivo che qualifica meglio anche il Ghana, principale antagonista, ad inizio rassegna, della Costa d’Avorio, che alla fine non ha saputo conquistarsi – forse per mancanza di motivazioni – neppure la medaglia di bronzo. Dopo essere stati eliminati dal Burkina Faso in semifinale, Asamoah e compagni hanno perso anche la finalina per il terzo posto, vinta invece al Mali di Samassa, attaccante del Chievo, autore del primo dei 3 goal rifilati ai contendenti, che di reti ne ha segnata appena una.

Tra i migliori giocatori della competizione, oltre ai vincitori dei premi individuali, possiamo sicuramente indicare Kwadwo Asamoah (centrocampista ghanese della Juventus), Seydou Keita (centrocampista classe 1980 del Dalian Aerbin ed ex Barcellona), Vincent Enyeama (portiere nigeriano sotto contratto con il Maccabi Tel Aviv) e Dieumerci Mbokani (centravanti 27enne congolese dell’Anderlecht). Assenti ingiustificati, invece, quelli che sarebbero dovuti essere due indiscussi protagonisti: Didier Drogba ed Emmanuel Adebayor. Il primo ha segnato appena una rete, venendo escluso dal proprio Ct, ad un certo punto, per una forma fisica a dir poco scadente, ed altrettanto ha fatto il secondo, centravanti del Togo.

Complimenti quindi alla Nigeria di Stephan Keshi, ct indigeno alla guida della nazionale dal 2011 ed ex difensore della stessa ai mondiali di Usa ’94, e menzione speciale per Ogenyi Onazi, centrocampista classe 1990 in forza alla Lazio, con cui ha già esordito in Serie A nella penultima giornata del campionato 2011/2012: per lui 4 presenze, finale compresa! Appuntamento adesso a Marocco 2015, nella speranza che questa straordinaria competizione continui a regalarci grandi emozioni.