Coronavirus, i tre motivi per cui l’Italia ha il record di mortalità [DETTAGLI]

Uno studio di 12 ricercatori italiano ha messo in luce i motivi per cui l'Italia detiene il record di mortalità per Coronavirus

L’Italia è il paese con il record di mortalità per Coronavirus. Un mistero che in tanti si sono provati a spiegare, tra chi presuppone una sottostima dei casi positivi, e quindi pochi tamponi, e chi chiama in causa il clima. Ma forse la verità sta nel mezzo, come certificato da uno studio condotto da 12 ricercatori italiani*. Tre, a detta loro, le cause principali di questi numeri fuori dall’ordinario: inquinamento padano, scarso sistema sanitario e pochi tamponi.

Gli esperti specificano che il numero di contagiati in Italia “non ha mai seguito una distribuzione esponenziale – riporta MeteoWeb – ad eccezione dei primissimi giorni. Nonostante il numero delle persone infette sia il principale parametro preso in considerazione dalle autorità e il più sottolineato dai media, il suo reale valore è ampiamente incerto e certamente sottostimato. Infatti, dipende in modo cruciale dal numero di test di laboratorio eseguiti sulle persone per accertare l’infezione, che è tuttavia limitato e molto piccolo rispetto al numero di abitanti. Inoltre, le procedure per testare le persone sono altamente variabili all’interno delle diverse regioni d’Italia e sono cambiate nel corso delle ultime settimane; a causa di questa discordanza, questo numero è statisticamente molto disomogeneo e non adatto ad interpretare la reale evoluzione dell’infezione. Il numero di test in Italia è andato dai circa 2.427 (27 febbraio) a 26336 (21 marzo) ed è calato nuovamente a 25180 (22 marzo) e 17066 (23 marzo). Recentemente, ha raggiunto un valore di 36615 il 26 marzo”. 

“Non possiamo escludere tuttavia – si legge ancora – che il vero IFR in Italia sia notevolmente più alto che in altri Paesi a causa di diversi motivi concomitanti. Per esempio, l’età media più alta della popolazione italiana è stata spesso indicata come possibile spiegazione per l’alto CFR da Covid-19. Tra tutti i Paesi del mondo, l’Italia attualmente è in seconda posizione per l’età media più alta; tuttavia, la prima posizione è occupata dal Giappone, che ha mostrato un numero di infezioni e un CFR molto basso, quindi questa possibilità appare improbabile. Un’altra possibile causa di comorbità potrebbe essere legata all’alto livello di inquinamento in Lombardia, che è probabilmente la regione più inquinata in Europa dalle polveri sottili e dall’ozono. Come dimostrato in diversi studi, c’è una correlazione tra la diffusione dei virus e l’inquinamento da polveri sottili. Inoltre, l’esposizione alle polveri sottili contribuisce ad aumentare la gravità delle infezioni virali respiratorie. L’incidenza dell’inquinamento da polveri sottili, dunque, in linea di principio, potrebbe essere una delle ragioni per l’alto tasso di mortalità osservato in Lombardia (e parzialmente in Emilia Romagna)”.

“La possibilità rimanente è che il sistema sanitario fosse impreparato per una simile emergenza dovuta ad una sindrome respiratoria; in realtà, notiamo che in Italia (60 milioni di persone), c’erano, prima dell’epidemia di Covid-19, circa 5.090 posti in terapia intensiva; in confronto, in Germania (82 milioni di persone), questi posti erano 28.000. In termini di unità di terapia intensiva divisi per la popolazione, l’Italia occupa la 19ª posizione tra 23 Paesi europei. Osserviamo, infatti, un’alta pressione sulle unità di terapia intensiva per casi gravi/critici, soprattutto in Lombardia. Un’altra indicazione del fatto che qualcosa sia andato storto durante la prima fase della gestione dell’infezione da parte degli ospedali lombardi è il numero molto alto del personale sanitario contagiato (6.414). Quindi, gli ospedali potrebbero essere stati i vettori più efficaci per l’epidemia nella prima fase in Lombardia, dove è stato osservato un aumento molto rapido“, si legge nello studio.

*Giuseppe De Natale, Valerio Ricciardi, Gabriele De Luca, Dario De Natale, Giovanni Di Meglio, Antonio Ferragamo, Vito Marchitelli, Andrea Piccolo, Antonio Scala, Renato Somma, Emanuele Spina, Claudia Troise.

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