Cosa sta succedendo in Copa America? Da Vidal a Dunga, una follia dietro l’altra

Copa America più "pazza" del solito, in campo e fuori

La Copa America, che stasera conoscerà chi tra Brasile e Paraguay completerà il quadro delle semifinaliste, sta facendo discutere non tanto per i gol, i numeri, le decisioni arbitrali, quanto per alcune peripezie che poco hanno a che fare con il calcio giocato. Apripista di questa catena di “follie” più o meno extracalcistiche, è stato Arturo Vidal che, in condizioni etiliche non esattamente ortodosse, ha distrutto la sua Ferrari macchina vidalschiantandosi contro un palo della luce, uscendo fortunatamente illeso. Lo ha seguito, stavolta all’interno del rettangolo verde, Neymar, capitano e stella del Brasile, che al termine del match perso contro la Colombia ha letteralmente perso la testa, scagliandosi contro Murillo nel tentativo di rifilargli una capocciata: 4 giornate di squalifica e Copa America finita per lui.

Ma non è finita qui, perché nel quarto di finale tra Cile e Uruguay, il difensore della Nazionale padrone di casa Gonzalo Jara si è reso protagonista di una performance da teatro dell’assurdo. Ricordate Rachid Neqrouz, il centrale del Bari che toccò il fondo schiena a Inzaghi? Bene, Jara è riuscito a fare di meglio: dopo aver “palpato” in maniera analoga Edinson Cavani, il cileno ha abilmente finto di essere stato colpito al volto dall’attaccante. Risultato? Ammonizione per entrambi, ma per Cavani era la seconda e dunque il teatrino di Jara ha rappresentato, di fatto, un assist per il passaggio di turno del Cile. Peccato, che al Mainz, club tedesco in cui milita il difensore, non l’abbiano presa per nulla bene, parlando di “sceneggiata” e preludendo a una sua imminente partenza verso altri lidi. Magari a Hollywood, o a Broadway.

E per non farci mancare proprio nulla, è arrivato anche lo scivolone razzista. A cascarci, è stato il ct verdeoro Dunga, uno che allena la rappresentativa di una Nazione da sempre caratterizzata dalla convivenza di etnie differenti e la mescolanza tra esse. “A volte ho avuto l’impressione di essere un brasiliano di origini africane, per quanti colpi ho ricevuto. E’ come se la gente vedendomi dicesse ‘bisogna colpirlo'” E via con il polverone mediatico.

Ancora la competizione non è giunta alle semifinali, dobbiamo dunque aspettarci altre follie, o forse è il caso di finirla qui e pensare al calcio, quello vero?