“Dobbiamo tornare ad allenarci questa settimana, ma io ho già detto che non ci andrò. Basta solo una persona infetta per contagiarsi e io non voglio portare il virus a casa mia. Mio figlio ha cinque mesi e ha difficoltà respiratore, non voglio metterlo in pericolo. Il protocollo dice che devi tornare a casa senza toglierti i vestiti che hai usato per l’allenamento. E se li metto a lavare con le cose della mia compagna o di mio figlio, posso portare il contagio. Ho già perso mio padre e i miei nonni, quasi tutti quelli a cui volevo bene. Quindi la salute della mia famiglia è più importante di qualche sterlina in più nel portafogli”. Parlava così, una decina di giorni fa, l’attaccante del Watford Troy Deeney.
Che, proprio a proposito del figlio, rivela le offese shock che ha ricevuto dopo queste dichiarazioni: “Ho letto alcuni commenti riguardo mio figlio, con gente che diceva ‘speriamo che gli venga il Coronavirus’ e roba simile. Ed è stato complicato – le sue parole al ‘Mirror’ riportato da ‘Il Posticipo’ – Ma almeno qualcuno mi ha detto che avevo ragione quando mi sono rifiutato di allenarmi e il Watford ha trovato tre persone positive dopo il primo giro di tamponi. Questo ha cambiato la percezione della gente, che ha cominciato a dire ‘oh, Troy aveva ragione’. Ma non è questione di ragione o torto, ma semplicemente di fare quello che era giusto per me. E c’è chi ha apprezzato che io abbia messo la famiglia prima dei soldi. Mi hanno scritto in tanti, compresi calciatori di squadre importanti. E quindi qualcosa di buono l’ho fatto”.