Diego Costa e la sua storia da ‘sliding doors’

Adesso è idolatrato come uno dei centravanti più forti del mondo, ma un tempo all’Atletico Madrid era considerato di troppo: parliamo di Diego Costa, attaccante pazzesco, come ha avuto modo di verificare sulla propria pelle, nella serata di ieri, il Milan. Non solo una doppietta per lui, ma una prestazione monstre, fatta di corsa, sponde e verticalizzazioni. Insomma, un attaccante moderno e totale, nel senso più concreto del termine. Ma andiamo per un attimo ai giorni in cui i ‘colchoneros’ non vedevano l’ora di disfarsi di lui. Anzi, la sua cessione, nell’estate del 2011, era cosa fatta. Diego Pablo Simeone, insediatosi sulla panchina degli iberici, era stato chiaro con il ragazzo, dicendogli che, in quel momento, di spazio non ne avrebbe avuto. Il club si era così adoperato per venderlo in Turchia: era tutto fatto, mancava solo il del giocatore, che voleva pensarci su.

Nel frattempo, però, si ruppe i legamenti del ginocchio, e la sua partenza saltò. Diego si rimboccò le maniche, si riprese, andò sei mesi in prestito al Rayo Vallecano e, dall’estate del 2012, tornò all’Atletico. Poche settimane in panchina, prima di prendersi, a suon di sacrifici e goal, una maglia da titolare. Il resto è storia recente, senza dimenticare lo scontro diplomatico innescatosi tra Spagna e Brasile, entrambe interessate ad avvalersi delle sue prestazioni a livello di nazionale. Diego Costa, nato in Sudamerica, ha scelto di vestire la maglia delle ‘furie rosse’, forse anche per riconoscenza nei confronti di un paese che, a dirla tutta, gli ha dato tanto, soprattutto la considerazione, quando in Brasile, invece, continuavano ad ignorarlo. Nel suo futuro c’è il Mondiale di Brasile 2014, da giocare rigorosamente con la casacca della Spagna e, successivamente, magari il trasferimento ad una delle big del calcio mondiale. Piace a mezza Europa, in pochi possono permetterselo: tutti gli indizi sembrano portare ad una sua partenza verso Londra, sponda Chelsea, ma chissà che non decida di rimanere all’Atletico. Del resto, lui è l’uomo delle decisioni forti e nel calcio, spesso, di scritto non c’è nulla, come dimostra la sua storia da ‘sliding doors‘.