Emergenza Coronavirus, allenatore italiano bloccato a Roma: “sono in ansia”

Continua l'emergenza Coronavirus, allenatore italiano bloccato a Roma. Adesso aspetta il via libera per tornare in Cina, la situazione

L’emergenza Coronavirus sta portando pesanti conseguenze anche al mondo del calcio. Un allenatore che ha deciso di trasferirsi in Cina è Marco Nappi, il tecnico adesso è bloccato in Italia come conferma lo stesso tecnico in un’intervista a ‘Il Posticipo’: “Oggi alleno in Cina, al momento però mi trovo bloccato in Italia per via del Coronavirus: ora sono a Roma e sto aspettando che mi comunichino la data in cui posso tornare a Qinhuangdao. Sto vivendo questo momento con molta ansia perché in Cina ho tanti amici, ma fortunatamente stanno tutti bene”. 

L’EMERGENZA – “Io sono tornato in Italia il 18 gennaio, in Cina hanno messo tutti in quarantena il 24. Non ho vissuto i momenti più brutti, fortunatamente ero già partito: in caso contrario non sarei potuto ritornare in Italia. L’Accademia che ospita il Centro Federale dove lavoro io ha chiuso per il capodanno cinese. Saremmo dovuti rientrare l’8 febbraio, ma non ce lo hanno permesso. Vivo a Qinhuangdao, sul mare, a 300 chilometri da Pechino. Il Centro Federale è fantastico, ci sono 14 campi da calcio e strutture che accolgono le nazionali di pallavolo e di pallacanestro. È possibile fare sci acrobatico e atletica leggera. Ho cominciato ad allenare in un college a Lyaoning: ci sono stato dal settembre 2018 al giugno 2019, poi sono passato al Centro Federale dove alleno il BSU Beijing Under 17, la prima squadra milita in B”. 

“Nella mia regione non ci sono stato tanti casi. Io sono stato a Wuhan l’anno scorso per giocare una partita in un altro college: è una città molto bella. La Cina è molto diversa dall’Italia: lì se ordinano di rimanere in casa restano in casa. I miei amici e tutta la mia squadra sono chiusi in casa da un mese. Ora possono uscire per andare al supermercato. Vivono in quartieri con perimetri controllati dalla vigilanza: è così tutto l’anno, non c’entra il coronavirus. Non vorrei che, nel momento in cui ci richiamassero, rischiare di non partire per via della situazione che c’è in Italia in questo momento”. 

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