Euro ’92, la Danimarca ed il dramma di Kim Vilfort

La vicenda di Serey Diè, centrocampista della Costa d’Avorio si è rivelata falsa dopo poche ore, ma ha ricordato un altro episodio che, nell’estate del 1992, scatenò la commozione del mondo intero. Erano in corso gli Europei di calcio in Svezia, cui prese parte, da ripescata, la Danimarca, in luogo della Jugoslavia, esclusa per via del conflitto che la stava dilaniando. Nessuno dava credito alla nazionale scandinava che, invece, arrivò sino in fondo alla competizione, riuscendo addirittura a vincerla, in finale, contro la Germania. Tra i protagonista della favola danese è impossibile omettere il nome di Kim Vilfort, centrocampista, che decise di rispondere alla chiamata del Ct Moller Nielsen, nonostante la figlioletta di 8 anni fosse ricoverata in ospedale, in quel di Copenaghen, per via di una brutta leucemia. Fu per questo motivo che Vilfort, alla fine di ogni match giocato, tornava in patria per stare vicino alla bambina, per poi ripartire alla volta di Goteborg. Ma non è tutto, perchè il giocatore siglò il secondo goal nel 2-0 complessivo rifilato in finale alla Germania: ne seguì l’abbraccio collettivo di tutti i compagni, che eomozinò i presenti allo stadio e gli spettatori davanti alla tv. Ma se sul campo da calcio ci fu il lieto fine, non altrettanto si può dire della vita al di fuori: la figlia di Vilfort, difatti, morì poche settimane dopo la vittoria continentale della Danimarca, lasciando un vuoto incolmabile.