Lionel Messi ed il padre Jorge Horacio, che ne cura anche gli interessi, sono stati interrogati stamane dal magistrato spagnolo che sta indagando sull’evasione fiscale da quattro milioni di euro di cui è accusato il fuoriclasse del Barcellona e che è stata messa in atto nell’arco temporale compreso tra il 2007 ed il 2009. L’attaccante argentino, ascoltato per due ore e mezza, si è difeso sostenendo che non fosse sua intenzione “barare” e che lo sbaglio non è stato commesso in malafede. Le argomentazioni di padre e figlio si sono basate sulla circostanza che non erano informati della irregolarità di collocare milioni di euro incassati grazie ai diritti d’immagine presso società con sede in Belize ed Uruguay. Ad agosto Leo ha pagato cinque milioni di euro al fine di mettere una pietra sopra la vertenza con l’Erario. Il procedimento giudiziario, tuttavia, sta continuando il suo regolare iter in quanto la contestazione riguarda una cifra che supera i 170 mila euro. Spetterà al magistrato valutare la veridicità della ricostruzione fornita dal Pallone d’Oro. Cristobal Martell, rappresentante legale dei Messi, ha sottolineato “l’assoluta involontarietà di frodare il fisco spagnolo” e “l’assoluta volontà e disponibilità a regolarizzare la posizione contributiva” di padre e figlio.
Evasione fiscale, la difesa di Messi: “Non volevo barare”