La prestazione pessima offerta durante il Clàsico aveva rappresentato un segnale forte, ma ieri, nella clamorosa sconfitta contro il Celta Vigo al Camp Nou, è arrivata la conferma: Leo Messi è in crisi.
Svincoliamoci dai numeri, perché altrimenti dovremmo fare altre valutazioni, visto che la Pulce è andata in rete 9 volte in 13 gare quest’anno e che il digiuno realizzativo dura da due sole gare. Guardiamo le prestazioni: da Messi, 4 volte Pallone d’Oro, è lecito aspettarsi, se non addirittura pretendere, certi standard. Standard che l’argentino, per ora, non sta rispettando.
Sembra quasi che su di lui si sia abbattuta una sorta di maledizione: da quando è arrivato a -1 da Telmo Zarra, capocannoniere di tutti i tempi della Liga, non è più riuscito a timbrare il cartellino. Presumibilmente, questo digiuno finirà presto, ma bisogna ribadire che a preoccupare sono le prestazioni. Messi sa di avere 27 anni, e nonostante abbia vinto quasi tutto, è ancora nella fase centrale della sua carriera, sa di essere ancora la punta di diamante del Barcellona, ma sa anche che al suo fianco agiscono due giocatori che definire “gregari” sarebbe una bestemmia. E se proprio l’ottimo esordio di Suarez e la continuità acquisita da Neymar fossero le ragioni del calo della Pulce? Se la causa dovesse essere di natura psicologica, non è da escludere che il “10” senta la sua leadership messa in discussione dall’uruguaiano e dal funambolo brasiliano, e di conseguenza offra prestazioni nervose, come quella di ieri contro il Celta, in cui sostanzialmente voleva fare tutto da solo, dall’organizzare la fase offensiva a ricevere i cross dalle fasce, con risultati non soddisfacenti, nonostante i pericoli procurati ai galiziani.
Ipotizzare che quella di Messi sia una carriera “breve ma intensa” e già sul viale del tramonto sarebbe quanto di più folle si possa pensare. Certo è che Luis Enrique ha davanti a sé un compito di una certa difficoltà, ossia far coesistere tre tenori come Messi, Neymar e Suarez garantendo a ciascuno la dose richiesta di protagonismo, e un numero sostanzialmente uguale di “acuti”. Pena l’appannamento di almeno uno dei tre, cosa che questo Barça non si può assolutamente permettere.