Frederico Chaves Guedes, in arte Fred, incarna appieno quello che è lo spirito del Brasile che ha dominato la Confederations Cup 2013.
Da sempre un goleador apprezzato in patria, Fred ha giocato in Europa nel campionato francese con la maglia del Lione dal 2005 al 2009, vincendo tre campionati francesi, due supercoppe di Francia ed una coppa di Francia. Non è il classico attaccante spettacolare del Brasile, è un centravanti concreto, capace di vedere la porta facilmente quando si trova in area di rigore, alla pari con mostri sacri del calcio europeo, considerato il più difficile del panorama internazionale.
Snobbato dalle formazioni del vecchio continente dopo la sua avventura al Lione, sta facendo le fortune del Fluminense segnando caterve di gol.
Scolari è di certo un tecnico vincente che sa bene quelli che sono i segreti di una squadra che punta sempre in alto. Il suo Brasile Campione del Mondo nel 2002, paradossalmente, era anch’esso “europeo”. La formazione titolare scendeva in campo a tutela e copertura dei tre assi Rivaldo, Ronaldinho e Ronaldo. Il centrocampo formato da giocatori di qualità, ma sopratutto di quantità come Kleberson, Gilberto Silva e Juninho Paulista, permetteva ai tre fenomeni di imperversare nelle metà campo avversarie con tranquillità e sicurezza.
Allo stesso modo il Brasile attuale mette dietro Hulk, Neymar, Oscar ed il suddetto Fred, un centrocampo molto fisico e concreto in cui Pualinho la fa da padrone e Luiz Gustavo lavora preziosamente. È questa la formula vincente: i muscoli. Il calcio spettacolo è questo, non di certo quello che il Brasile ha mostrato nell’ultima Coppa America, giocando con Neymar, Ganso, Robinho e Pato insieme. L’equilibrio è da sempre la prerogativa fondamentale per trionfare a livello internazionale. Scolari l’ha capito nel 2002 e l’ha capito adesso.
Questo Brasile si presenta al Mondiale casalingo favorito dietro alla Spagna e porta come centravanti titolare Fred, dimenticato fino a pochi giorni fa da tutta l’Europa, invidiato adesso dalle maggiori nazionali al mondo, simbolo della concretezza verdeoro e della voglia di dimostrare che a suon di gol e di sacrificio, anche uno come lui può essere titolare nella squadra più importante al mondo.