Avete mai visto una città che ha dato il nome del suo aeroporto a un calciatore? Ce ne sono due: quello di Madeira (intitolato a Cristiano Ronaldo nel 2016) e quello di Belfast (Nord Irlanda), dedicato a George Best. Irriverente e contemporaneo, irresistibile, questo era George Best. Ha vissuto la parabola dei più grandi: vertiginosa e con il destino segnato; è stato ricco, famoso e pieno di donne. Celebri la sue frasi “Ho speso gran parte dei miei soldi per donne, alcol e automobili. Il resto l’ho sperperato” o “Nel 1969 ho dato un taglio a donne e alcool. Sono stati i venti minuti peggiori della mia vita”. Basterebbe forse questo per presentare questo calciatore, un genio ribelle che aveva talento da buttare e l’ha buttato. Ma non è abbastanza. Battezzato “Il quinto Beatle“, Best può essere considerato il primo calciatore pop, un’icona per la sua generazione. Talento meraviglioso non sempre messo in mostra ma che, nonostante gli eccessi, gli ha permesso di vincere la Coppa dei Campioni e il Pallone d’Oro nel 1968. Nella sua avventura più importante, quella con il Manchester United, segnò 181 reti in 473 partite.
L’ex moglie Angie racconta: “Ha provato due volte la riabilitazione, è stato assolutamente inutile. Tutto quello che ha fatto è stato finire per avere una relazione con una delle infermiere“. La coppia si incontrò ad una festa a Malibu, in California, a metà degli anni ’70. Angie, ex coniglietta di Playboy, si era trasferita negli Stati Uniti per perseguire un carriera come modella. Best dormiva con la migliore amica di Angie e passava persino dalla cognata. Sempre l’ex moglie ha confessato: “Gli ho fatto prendere il suo Antabuse (compresse che inducono il vomito se miscelato con alcool) ogni mattina, tirando fuori la lingua per dimostrare che l’aveva ingoiato. Ma nascondeva le pillole tra la fessura dei suoi denti anteriori. Settimane dopo, le trovai nelle tasche dei suoi jeans. Una volta ho sciolto un sonnifero nel suo tè per provare a farlo stare a casa. Ha dormito per 24 ore, è stato terrificante. Non l’ho mai più fatto. Una volta ha anche lasciato nostro figlio Calum di 11 anni da solo in una stanza d’albergo mentre usciva a bere. È stato straziante”.
Una vita al limite delle possibilità che nel 2005 gli presentò il conto. Era, infatti il 25 novembre del 2005 quando il fenomeno nord-irlandese ci lasciava. Mandò tutto all’aria per i vizi che riducono l’uomo in cenere: Bacco, tabacco e Venere. L’alcol, il fumo (in parte minore) e le donne furono la rovina della sua vita. Best morì di cirrosi epatica. Nonostante la morte della madre per alcolismo, George non si staccò dalla bottiglia. Le sue ultime parole si dice siano state: “Se anche uno di quelli che mi hanno visto giocare mi riterrà il più grande di sempre, allora non avrò vissuto invano. Non morite come me”. Per Sir Alex Ferguson è stato così, George Best è stato il più forte di tutti i tempi. Con tutto il rispetto, l’affermazione di Ferguson sembra davvero esagerata, ma sicuramente il “Quinto Beatle”, genio e sregolatezza è stato uno dei più grandi di sempre. Di lui rimane il ricordo, le sue frasi storiche e quel coro che si ripete nell’Irlanda del Nord e all’Old Trafford come un mantra: “Because Maradona good, Pelè better, but George… Best“. (Perché Maradona è bravo, Pelè è meglio, ma George… è il migliore).