Prima sembravano voci prive di fondamento, poi hanno iniziato a farsi sempre più consistenti, fino a quando non è arrivato la conferma ufficiale: Sebastian Giovinco dal prossimo giugno sarà un calciatore del Toronto Fc, club iscritto alla Major League Soccer. Una notizia che ha colto di sorpresa molti addetti ai lavori ed appassionati di calcio. Chiaro che Giovinco abbia fatto una scelta economica: a 28 anni avrebbe potuto scegliere di giocare ancora in Serie A, dove lo volevano parecchi club con in testa la Fiorentina, oppure anche in altri campionati d’Europa di un certo livello, come la Premier League, dove da sempre vanta degli estimatori. Ed invece la ‘formica atomica’ ha detto sì alla franchigia canadese, mettendo la firma su un quinquennale da ben 10 milioni di dollari annui! Una cifra iperbolica, cui sarebbe stato difficile dire no per tutti. Una tentazione cui non ha saputo resistere neppure Giovinco, che ha fatto tutte le valutazioni del caso rinunciando al fattore agonistico ed alla possibilità di imporsi in Italia dopo i tribolati anni alla Juventus.
Le critiche sono partite immediate: “mercenario“, si dice in questi casi, in nome di una malcelata ipocrisia. Perchè a sentenziare sulle scelte altrui siamo sempre eccellenti, ma cosa avremmo fatto, noi, di fronte ad una proposta simile? Nel corso degli anni sono state mosse accuse simili a molti giocatori, da Eto’o a Cavani, colpevoli di avere preferito il denaro alla presunta gloria, Ma è poi così sbagliato? No, non lo è affatto. Qualunque cosa avesse deciso Giovinco avrebbe fatto bene: se fosse rimasto in un campionato competitivo, con la possibilità di giocare con continuità, cercando di cancellare l’etichetta di eterna incompiuta cucitagli addosso, avrebbe avuto le sue ragioni. Ha scelto il conto in banca e non gli si può dare torto. Senza considerare che si trasferirà in una delle città più belle del mondo, dove la qualità della vita è a livelli altissimi ed il calcio, pur se non eccessivamente competitivo, non risente minimamente delle polemiche e dello stress che caratterizzano questo sport alle nostre latitudini.
E poi, a voler trovare un altro elemento positivo, potrà finalmente indossare la tanto amata maglia numero 10, che non veste dagli ormai lontani tempi del Parma. Alla Juve, quella casacca, non gliel’hanno mai fatta vestire, se non ai tempi della ‘Primavera’. Già, la Juve, un presente che presto si farà ricordo, un ricordo che Giovinco si porterà sempre con sè, agrodolce come non mai: da un lato gli scudetti e gli altri titoli vinti, dall’altro l’impressione di non essere stato all’altezza di questa maglia. Poco male, Sebastian si consolerà molto presto, a partire dal prossimo luglio. Lui se la ride già, ha l’entusiasmo dei ragazzini e, in tutta onestà, non gli si può proprio dare torto. Dispiace dal punto di vista tecnico, perchè l’attaccante, in una squadra di medio livello, avrebbe dato spettacolo come dimostrato proprio in Emilia, riconquistandosi magari anche la Nazionale, dove Antonio Conte lo tiene sempre in grande considerazione. Dicendo addio al calcio che conta lo dirà anche alla maglia azzurra. A conti fatti, però, troverà più tranquillità, più apprezzamenti, più divertimento: no, non è affatto un errore.