Sono in corso, in Canada, i Mondiali di calcio femminile che, come sempre, vedono la Nazionale degli Stati Uniti partire con i favori del pronostico. In totale controtendenza rispetto al resto del mondo, infatti, negli States il “soccer” ha, in proporzione, molto più seguito tra le donne che tra gli uomini e il movimento calcistico femminile gode di uno straordinario dinamismo, grazie anche ad alcune icone in grado di trainarlo sia dal punto di vista dei successi conquistati sul campo, sia sotto l’aspetto mediatico. Calciatrici come l’esperta e carismatica Abby Wambach o la promettente e “acqua e sapone” Alex Morgan sono esempi straordinari in tal senso. Tuttavia, la donna-copertina di tutto il calcio made in USA è il portiere 33enne Hope Solo, 2 ori olimpici nel palmares, che in campionato difende i pali dei Seattle Reign, dopo aver anche attraversato l’Oceano per giocare a Goteborg e a Lione e che guadagna, tra ingaggio e sponsor, circa 10 milioni di euro annui.
Hope Amelia (questo il suo nome completo) è una di quelle ragazze che di certo non passano inosservate, grazie al suo fisico mozzafiato e a uno sguardo magnetico, che però trae in inganno, perché non rispecchia certo un carattere “angelico”: la popolarità della Solo non si esaurisce all’aspetto fisico e alle imprese sportive, ma investe anche sfere della cronaca che mal si concilierebbero con la vita di uno sportivo. L’anno scorso, in seguito alle continue segnalazioni del vicinato, la polizia ha fatto irruzione nella sua abitazione, trovando lei completamente ubriaca e la sorella e il figlio 17enne di quest’ultima con evidenti segni di percosse. La vicenda è ancora tinta di giallo, e la Solo continua a dichiararsi innocente. Non si tratta, tuttavia, dell’unico precedente “sopra le righe” che l’ha vista protagonista: nel 2012 fu multata e squalificata a causa di dichiarazioni a sfondo razzista che hanno scatenato una veemente polemica con i supporters dei Boston Breakers. Per non parlare di quando ha ammesso, senza crearsi troppi problemi, di divertirsi a baciare e prendere a calci i sederi delle compagne di squadra…
Di certo, la burrascosa situazione familiare in cui è cresciuta non l’ha certo aiutata: figlia di, Johnny, un reduce del Vietnam arrestato per diverse rapine, la Solo fu concepita in carcere durante una visita coniugale e, qualche anno dopo, il padre non accettò l’intenzione della moglie di divorziare e scappò portandosi via Hope e la sorellina. I tre furono poi trovati in un albergo poche ore dopo, dopo una vera e propria caccia all’uomo. Del padre, la fuoriclasse statunitense parla ampiamente nella sua autobiografia. Un’opera che sicuramente contiene molte, e ben più variegate, peripezie rispetto a quelle analoghe dei colleghi sportivi.