Il degrado del tifo italiano che non merita un calcio migliore: dopo Foggia, il caso Catanzaro

La violenza nel calcio è una costante, come lo sono le effimere prese di posizione delle autorità competenti e delle massime istituzioni nazionali

Non è certo un bel momento per il calcio italiano. Se in Serie A si parla della straordinaria sfida scudetto tra Juventus e Napoli, delle milanesi che sono tornate finalmente a giocarsi un posto in Champions League, di Roma e Fiorentina che giocano un calcio coinvolgente riportando finalmente la massima serie ad un livello per lo meno appassionante, la situazione delle categorie minori, Lega Pro in primis, continua a preoccupare.

Non è soltanto la cattiva organizzazione o le regole arcaiche (vedi Casertana-Lecce 1-1 senza guardalinee nel girone C di Lega Pro), le strutture fatiscenti, le società piene di debiti, la piaga del calcioscommesse e chi più ne ha più ne metta. Negli ultimi giorni abbiamo assistito a quanto di più deplorevole il tifo italiano potesse mostrarci. Parliamo ovviamente della meschina aggressione della squadra del Foggia – siamo sempre in Lega pro – da parte di un nutrito gruppo di tifosi che ha assalito il pullman della squadra dopo una pesante sconfitta (3-0 in casa dell’Andria).

Episodio scioccante per la città e per le vittime che hanno spaventato a morte la proprietà che si era detta pronta a fare un passo indietro e lasciare la guida della squadra rossonera. E che dire dei cori minacciosi verso la figlia del presidente del Catanzaro? “Bastardo Cosentino ti stupreremo la tua Jessica”, cantavano in allegria un gruppo di tifosi arrabbiati.  A poco è servita la presa di posizione di Damiano Tommasi, presidente dell’Associazione Italiana Calciatori: “Si tratta di un evento inqualificabile è inaudito. Bisogna prendere subito provvedimenti. Non si può andare avanti così. Non è questo il modello di calcio che vogliamo affermare in Italia”.

Le intenzioni sono sempre delle migliori, ma di quali provvedimenti si tratta? A nulla sono servite le morti di Ciro Esposito, Filippo Raciti, i 600 feriti e 39 morti dell’Heysel. O meglio, nulla è servito all’Italia. E’ inutile continuare a fare paragoni con l’Inghilterra, dove esistono le squadre speciali di sorveglianza anti-ultras, le restrizioni per il consumo di alcool nei pressi e all’interno delle strutture (tutte obbligatoriamente dotate di telecamere dentro e fuori), ecc… Ma cosa c’entra questo con un gruppo di tifosi che aspetta la squadra di ritorno da una trasferta? C’entra eccome perché è la mentalità che va cambiata, radicalmente e con la forza, se necessario.