Inghilterra, al via la rivoluzione stadi: rimodernamento e più servizi… e l’Italia?

Tutte le big inglesi pensano ad ampliare o ricostruire i loro impianti: e in Italia le società galleggiano nei problemi burocratici

Mentre a Milano cercano ancora l’autorizzazione della fondazione Fiera e vengono realizzate proteste dagli abitanti del Portello, in Inghilterra hanno già una nuova idea sulla questione stadi: massimizzare i ricavi offrendo il giusto mix di spettacolo sportivo, intrattenimento e servizi commerciali e di ristorazione ai tifosi.
La questione della proprietà non è mai stata un problema nel Regno Unito: lì è la mentalità comune a far pensare a tutti, che una società di calcio debba avere un suo impianto, anche se alcune squadre come il Manchester City sono ancora “in affitto”. I veri problemi nel tempo sono stati la sicurezza e la capienza: ad inizio anni 90, dopo Hillsborough, venne stabilito che tutti gli stadi dovevano avere solo posti a sedere.

Il problema della capienza è invece legato ai giorni nostri: squadre come Chelsea e West Ham avrebbero tutta l’intenzione di espandere l’impianto, vista la grande affluenza (beati loro) e il Tottenham vorrebbe addirittura demolire White Hart Lane e ricostruirlo da capo (la stessa operazione effettuata dalla Juventus con il Delle Alpi).
Secondo alcune voci, Roman Abramovich, aveva un piano per spostare la sede delle gare interne del Chelsea, ma la soluzione non sarebbe stata praticabile, per un semplice motivo: i naming right del club e il possesso del terreno su cui sorge Stamford Bridge fa capo a “Chelsea Pitch Owners plc”, una società non profit che, curiosità tra le curiosità, è presieduta dal capitano John Terry. E in questo quadro una tra le condizioni per l’utilizzo del nome Chelsea da parte della società guidata da Abramovich vi è che la prima squadra giochi le partite casalinghe nello Stamford Bridge. Insomma un trasferimento in un altro impianto o in uno nuovo potrebbe costare ad Abramovich l’uso del nome Chelsea, una perdita in termini di brand, storia e marketing incommensurabile.

E cosa succede nel resto dell’Inghilterra? Il City avrebbe intenzione di allargare l’Ethiad Stadium, costruito nel 2002 e ancora di proprietà del comune, dopo averlo già allargato due volte negli ultimi 10 anni e il Manchester United vorrebbe portare la capienza dell’Old Traffor a 96.000 posti, trasformandolo nel più grande impianto d’Inghilterra. Anche il Liverpool vorrebbe portare la capienza del leggendario Anfield a 58.000 posti, mentre l’Everton vorrebbe una nuova casa.
Altri mondi, altre idee, altra burocrazia rispetto a quello che vediamo giornalmente in Italia: e la barca nel frattempo continua ad affondare.