Fa un certo effetto, visitando la mostra Football Heroes (a Milano, in Corso Venezia, 2), vedere esposte delle maglie con la scritta CCCP. È un salto carpiato all’indietro. Si torna a una geografia e a una politica che paiono essere state cancellate per sempre dalla memoria di tutti noi. CCCP: sigla in caratteri cirillici che in alfabeto latino diventa S.S.S.R. e significa Sojuz Sovietskij Sotsialisticheskij Respublik, ovvero: Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (U.R.S.S.). La mente vola a incontrare nomi che fanno parte di una specie di aristocrazia del calcio: Lev Yashin, Olech Blochin, Valentin Ivanov, Aleksandr Mostovoj, Rinat Dasaev, Egor Titov. E sembra davvero strano dover poi paragonare la Russia del calcio di alcuni decenni fa alla attuale formazione. E, a cascata, sembra ancora più strano pensare che il divorzio Capello – Russia possa davvero fruttare al generale friulano una cifra di tutto rispetto. Visti anche i non-risultati ottenuti.
La Nazionale russa tra passato e presente: da Ivanov a Capello
Un confronto tra passato e presente per la Nazionale russa che sembra in netto contrasto, dall'aristocrazia calcistica all'ormai ex Mister Fabio Capello