Lewandowski e la sua seconda vita: bravate a scuola e pazzie in macchina, l’autobiografia

Lewandowski oggi è quello che si definisce un attaccante di razza, un campione, con uno stipendio da invidiare, ma da piccolo era uno vero monello, per non dire pazzo come racconta nella sua autobiografia

Da poche ora in commercio, l’autobiografia di Robert Lewandowski sta già spopolando. “Robert Lewandowski – la mia vera storia” racconta la vita del polacco prima di diventare un campione, un bomber e un killer infallibile in zona goal. Passioni, peccati giovanili e un pizzico di follia, c’è tutto nel Robert ragazzo.

Quando era scuola, Lewandowski non ha mai dimostrato di essere uno scolaro modello: “Una volta presi un brutto voto a scuola – ricorda –. Pensai però che fosse immeritato e tirai il banco verso il professore”. Finito qui? Macché. Lewandowski da piccolo ne combinava di tutti i colori. “Anche se oggi so che era sbagliato, più volte da minorenne ho preso in prestito la macchina dei miei pur non avendo la patente. Loro ovviamente non sapevano nulla. Mi facevo perfino inseguire dalla polizia cercando di seminarla”. Oggi Robert è decisamente cambiato, ma la passione per la velocità non gli è ancora passata: “Quando posso vado in pista a correre: il mio record è di 320 km/h. Ho bisogno di quel tipo di adrenalina”.