Lo “straniero” alla conquista: poche big resistono, ecco la nuova “geografia del calcio”

Tutto cominciò nel 2004 con Roman Abramovich al Chelsea: oggi anche il Milan si prepara a cedere, Juve e Bayern sono l'eccezione

La bomba lanciata oggi da Silvio Berlusconi è l’ennesima svolta di un calcio sempre più globalizzato: l’epoca di Moratti, di Sensi, dello stesso Berlusconi, presidenti e tifosi in prima linea, è finita, e sta lasciando spazio ai grandi proprietari stranieri, gente dal cuore freddo e dal portafogli gonfio di opportunità.
Il primo grande investitore, che tanto scalpore fece nel calcio inglese fu Roman Abramovich, che nel 2004  acquistò il Chelsea, portandolo in vetta all’Europa e nella cerchia dei Top Club a suon di acquisti milionari. Nel Maggio 2005, Malcolm Glazer diventò il proprietario del Manchester United, portando i red devils a fatturati record. Poi fu la volta degli sceicchi: Manchester City, Paris Saint Germain, Malaga, tutte squadre rilanciate dall’entusiasmo (e dai petroldollari) di questi nuovi personaggi.
In Italia la storia è ben diversa: niente sceicchi spendi e spandi, niente magnati dalle tasche bucate, ma qualcosa comincia comunque a muoversi, con gli americani alla conquista della Roma, con Thohir all’Inter e adesso con i cinesi pronti ad acquistare il 75% del Milan.

RumeniggeIl ritornello quindi sembra ben delinato, ma qualcuno riesce ancora a conservare la tradizione casalinga: il Bayern Monaco (che appartiene a diversi azionisti) ad esempio, grazie ad un eccellente lavoro societario e tecnico, riesce a guardare negli occhi senza paura anche Barcellona e Real Madrid, squadre con tasche e fatturati molto più grandi. Anche la Juventus è riuscita a ricostruire dalle macerie di Calciopoli, una squadra nuovamente competitiva, con colpi intelligenti e mirati (Pogba, Pirlo, Tevez, Vidal…), fallendo paradossalmente, con gli acquisti pesanti (Diego e Felipe Melo).
Questi casi isolati sono la classica eccezione che conferma una regola: nel calcio delle S.P.A, in cui le squadre fatturano centinaia di milioni di euro, molta gente trova la voglia di investire, anche senza una particolare passione per il gioco.
Il calcio inglese è ormai totalmente in mano a proprietari non inglesi, che nel corso degli anni sono riusciti a creare uno spettacolo inferiore per appeal e numero di zeri solo all’NBA americana.
In Spagna invece la situazione è molto diversa: Real Madrid, Barcellona, come molte altre squadre spagnole, non hanno un propietario unico: i proprietari del club sono i cosiddetti ‘socios’, un gruppo di persone affiliate che pagano una quota annuale. Ogni 4 anni i ‘socios’ votano un presidente che diriga il club.
La Serie A sta cominciando a preparare il terreno: snobbata negli anni, a causa dell’arretratezza di strutture e dei debiti accumulati nel periodo d’oro, adesso attira grazie al fascino delle cosiddette grandi (Milan, Roma, Inter appunto). Prepariamoci dunque ad una grande ondata, che cambierà per sempre la storia di questo sport e di molti club.

CLUB ‘STRANIERI’

Chelsea (Roman Abramovic – Russia)
Manchester United (Glazer – USA)
Manchester City – (Mansour bin Zayd – Emirati Arabi)
Liverpool – (Tom Werner – USA)
Inter – (Erick Thohir – Indonesia)
Roma – (Cordata americana – USA)
Paris Saint Germain – (Nasser Al Khelafi – Qatar)

CLUB ‘NAZIONALI’

Juventus – (Exor – Italia)
Bayern Monaco – (Audi, Adidas, Allianz e altri azionisti di minoranza – Germania)
Barcellona/Real Madrid (Club in mano ai soci – Spagna)
Napoli – (Aurelio De Laurentiis – Italia)