In Inghilterra, non è certo Manchester la città della sperimentazione. Manchester è la città degli Oasis, continuatori della tradizione dei Beatles, è la città di Sir Alex Ferguson, simbolo di un’era calcistica, è la città che ancora guida lo sviluppo industriale britannico dopo più di 300 anni. E’ una città in cui le tradizioni si consolidano nei decenni, in cui le certezze si fortificano sotto un cielo grigio. Sempre grigio.
Anche la principale squadra di calcio locale, lo United, e tutto l’ambiente che gli gravita attorno, erano abituati alle certezze, corroborate dalla

leggendaria gestione Ferguson. Dopo l’addio del Sir, tuttavia, il fallimento totale di un Moyes evidentemente inadeguato a sedere su una panchina così prestigiosa, ha costretto la proprietà a puntare su uno che riuscisse a rivoltare la squadra come un calzino, con la fortuna di trovare probabilmente il miglior “mischia-carte” in circolazione: Aloisius Paulus Maria Van Gaal, per gli amici Louis.
Dal punto di vista tattico, quanto accaduto lo scorso anno è roba che persino David Gilmour e Roger Waters sarebbero d’accordo nel definire psichedelico. Rooney a centrocampo (poesia pura), Young, uno che il sinistro non lo usa neanche per salire sull’autobus, terzino sulla corsia mancina, un uso piuttosto insistito della difesa a 3, qualcosa di alieno per i figli d’Albione. Insomma, Van Gaal ha dovuto far fronte a una rosa non tanto incompleta, quanto di difficile armonizzazione, cercando con insistenza il bandolo della matassa. Che quest’ultimo sia stato trovato o meno e, in caso di risposta affermativa, a che prezzo, conta poco. Sì, perché, in ogni caso, lo United ha centrato la qualificazione in Champions, e il mercato che sta operando palesa la consapevolezza di dover allestire un organico davvero all’altezza, al fine di non costringere il tecnico a esperimenti al limite del cervellotico.
Primo grande intervento: rimediare alla mancanza, quasi storica, di un terzino destro adeguato. Darmian è un colpo importantissimo per il presente e per il futuro. Schweinsteiger non è certo un acquisto a lungo termine, ma per un paio di anni, insieme con Carrick e Ander Herrera, può garantire una qualità “cerebrale” altissima nella mediana dei Red Devils. E non è finita qui, perché continua il pressing su Morgan Schneiderlin del Southampton, un altro che in un futuro neanche tanto lontano potrà essere tra i centrocampisti top nel mondo. I saints continuano a fare muro, fermi sulla richiesta (effettivamente eccessiva) di 40 milioni, ma la sensazione è che Van Gaal proverà fino all’ultimo a portare il gioiello francese dal mare alle Midlands. Rebus in porta, con De Gea ancora in attesa di sapere se il suo futuro potrà essere “blanco”. Per la sua eventuale sostituzione, Van Gaal vuole assolutamente un estremo difensore bravo con i piedi. Hugo Lloris sarebbe l’ideale, ma costa tanto. Se i discorsi con il francese dovessero portare a un nulla di fatto, non è affatto da escludere che la società possa ripiegare su un pupillo del tecnico, quel Cillessen titolare nell’Olanda durante gli scorsi Mondiali.
Sono ancora da decifrare alcune situazioni in uscita. Dopo il sacrosanto non riscatto Radamel Falcao, anche la posizione di Di Maria è da chiarire. L’argentino non ha impressionato nella sua prima annata in Inghilterra ma, conoscendo le sue qualità, scaricarlo dopo un solo anno potrebbe rivelarsi un errore imperdonabile. Anche perché si tratta di un giocatore che, se schierato in una posizione adatta alle sue caratteristiche, può davvero spostare gli equilibri.
Ci sarà spazio, nel nuovo United, anche per i giovani. Confidando in un’iniezione di personalità in Shaw, tutti a Old Trafford sperano di assistere all’esplosione definitiva di due potenziali fenomeni come Januzaj e Wilson.
Insomma, tra promesse, giocatori esperti, giovani del vivaio e elementi vogliosi di riscatto, una cosa è certa: il calcio europeo si prepari a riabbracciare lo United.