Miseria e nobiltà, Mané: “Ho patito la fame”. I calciatori diventati ricchi e famosi dopo infanzie difficili

Bella intervista concessa da Sadio Mané, attaccante senegalese del Liverpool, al sito nsemwoha.com. Sono tanti gli esempi di calciatori da poveri a ricchi

Non tutti i calciatori sono nati con la camicia, anzi. Sadio Mané, oggi stella del Liverpool, è uno di quelli. Il senegalese ha concesso una bella intervista al sito nsemwoha.com in cui ha raccontato la sua infanzia:Perché dovrei volere 10 Ferrari, 20 orologi tempestati di diamanti o due aerei? Cosa potrebbero fare questi oggetti per me o per il mondo? Ho patito la fame, ho dovuto lavorare nei campi, sono sopravvissuto a momenti duri, giocando a calcio scalzo. Non ho avuto un’istruzione e tante altre cose ma oggi, con quello che guadagno grazie al calcio, posso aiutare la mia gente. Ho costruito scuole, uno stadio, ho dato abiti, scarpe e cibo a chi viveva in povertà. E regalo 70 euro al mese per aiutare tutte quelle persone che vivono in una regione molto povera del Senegal. Non ho bisogno di sfoggiare auto o appartamenti di lusso, viaggi o aerei. Preferisco che la mia gente riceva un po’ di quello che mi ha dato la vita”. Mané non è l’unico esempio di calciatore oggi ricco e famoso nato in povertà. Tante sono le storie simili.

Alexis Sanchez è nato in una piccola città cilena (Tocopilla) dove avevi essenzialmente due possibilità: o diventavi pescatore oppure minatore. Sanchez non si è arreso a tutto ciò. Ha lavorato in un autolavaggio, si è comprato scarpe e tutto il necessario ed è riuscito a sfondare nel calcio, vestendo maglie prestigiose come quelle di Udinese, Barcellona, Arsenal, Manchester United e Inter.

Un’altra infanzia non certo dorata è quella di Carlos Tevez. Cresciuto dagli zii, perché la madre lo abbandonò a 3 anni. Non ha mai conosciuto il padre, ucciso. A dieci mesi si è ustionato faccia, collo e petto con l’acqua bollente. Eppure, nonostante tutto, è riuscito a calcare palcoscenici importanti lasciando un segno ovunque sia andato: dalle due squadre di Manchester alla Juventus fino al Boca Juniors.

La storia di Mario Balotelli è già più conosciuta. Abbandonato dai genitori naturali perché non in grado di mantenerne le cure, riesce a superare i problemi congeniti all’intestino, cresce a Brescia adottato da una famiglia del luogo. E a Brescia è tornato quest’anno dopo una carriera di alti e bassi tra Inghilterra, Italia e Francia.

Anche Angel Di Maria ha avuto problemi da piccolo. Chi gli diceva che era troppo magro per giocare a calcio, chi lo ha mandato in miniera. La madre lo ha sempre supportato ed oggi Di Maria è uno dei calciatori più apprezzati nel mondo.

Sembra incredibile, ma anche Zlatan Ibrahimovic ha avuto un’infanzia non certo delle più felici. Cresce in un quartiere di Malmoe, in Svezia, principalmente abitato da profughi bosniaci fuggiti dalla guerra della ex-Jugoslavia. Ibra ha sempre detto che quelle giornate hanno contribuito a formarlo come uomo e come giocatore.

Ronaldinho è cresciuto nelle favelas, aiutando il padre nei parcheggi. Ha perso il genitore, morto annegato in piscina. Ma tutte le difficoltà della vita e la povertà non gli hanno impedito di diventare un fuoriclasse e uno dei calciatori più forti e più conosciuti di sempre.

Sulle orme di Ibrahimovic anche Cristiano Ronaldo. Oggi, il calciatore più famoso e ricco del mondo. Ma da bambino ha dovuto faticare parecchio. Il padre era un modesto giardiniere e la casa di Funchal in cui viveva CR7 non era certo una delle mega ville di oggi. Ma il talento, il sacrificio e il lavoro lo hanno portato a diventare quello che è oggi.

Povertà, infanzie complicate che hanno contribuito a far diventare tutti questi calciatori grandi campioni. Non avevano niente da perdere e tutto da guadagnare. E ci hanno guadagnato.