Il mondo del giornalismo sportivo piange Franco Lauro. Professionista stimato, è mancato improvvisamente per un malore. Tanti i messaggi di cordoglio e i ricordi susseguitisi in queste ore. Toccante, in particolare, il ricordo dell’amico e collega reggino Giuseppe Malara, che ha voluto commemorarlo con un post su Facebook.
“‘A presto Peppe!’. ‘A presto Franchino!’. Ci eravamo salutati così domenica pomeriggio, dopo uno scambio di auguri. Franchino era un amico. Condividevamo la passione per la pallacanestro, il calcio, la politica. Mi aveva presentato la sua mamma e suo fratello. Era di Lauro in provincia di Avellino e si chiamava Lauro di cognome. Era un ottimista e nel panorama professionale era un giornalista non mainstream. Aveva sposato, anche se non impegnandosi in prima persona, la causa di Pluralismo e Libertà. Sempre elegante e con una mazzetta di giornali sotto braccio, scriveva di calcio senza mai comprendere sino in fondo i meccanismi che regolano quel mondo. Franco era un puro rimasto ancorato ai valori della pallacanestro. Ed è alla palla a spicchi che risale la nostra amicizia. Era il 1998, io giovane giornalista, da poco, all’ufficio stampa della Nuovo Basket Viola Reggio Calabria. Lui già affermato volto noto della Rai. Lui e Meneghin commentavano l’anticipo del sabato pomeriggio. Ci incontravamo in giro per l’Italia e siamo diventati amici. Ricordo un viaggio memorabile su un’utilitaria (Opel Corsa sbilanciata sul lato del passeggero a causa della presenza di Dino Meneghin) da Catania a Reggio per un dirottamento causa maltempo del nostro volo. Franco, poi, mi fece da Cicerone, nel 2002, a Saxa Rubra nei primi giorni dopo la mia assunzione. E poi… quelle passeggiate pomeridiane con Gigi Marzullo in centro a Roma negli anni in cui lavoravo come infomatore parlamentare a Montecitorio. Piazza del Parlamento dove Gigi e Franco mi venivano incontro, piazza San Lorenzo in Lucina. Almeno un’ora per percorrere quel breve tragitto. Ci fermavamo a parlare con decine di persone… . E, infine, voglio ricordare il suo sorriso e il suo passo che accelerava quando ti veniva incontro quasi a testimoniare la fretta che Franco aveva nel vederti per raccontare e raccontarsi. Addio Franchino… . Rip…”