Nazionale deludente: troppo presto per giudicare, a Conte serve tempo

italia malta pellèInnegabile: le ultime due prestazioni della nuova Nazionale targata Antonio Conte non hanno certo entusiasmato, anzi diciamolo chiaramente, sono state per lunghi tratti noiose. E parliamo di partite giocate contro squadre a dir poco modeste come Azerbaijan e Malta. Due pratiche che, sulla carta, si sarebbero potute archiviare con estrema facilità, e che invece hanno creato più di un grattacapo agli azzurri. A Palermo si è rischiata la beffa contro gli azeri, mentre ieri a Malta è bastato il compitino e dopo il gol di Pellè si è visto poco o nulla.

Stiamo però tralasciando un “piccolo” particolare: da quando Conte siede sulla panchina azzurra, l’Italia ha vinto tutte le partite disputate. E qualche saggio del pallone diceva che la grande squadra è quella che riesce a portare a casa i 3 punti pur giocando male. Non dobbiamo neppure dimenticare che, come lo stesso c.t. ha sottolineato, abbiamo affrontato compagini che puntano a non far giocare gli avversari. Certo, un 1-0 contro Malta, in superiorità numerica per buona parte della gara, non può essere totalmente giustificato e comprensibile a fronte di queste motivazioni, ma probabilmente l’errore è considerare di default la nostra Nazionale “grande”. Pur sembrando un’assurdità rispetto al blasone dell’Italia calcistica, se si esclude il secondo posto di Euro2012, il periodo successivo alla vittoria del quarto Mondiale (e parliamo di 8 anni!) è stato fallimentare, caratterizzato da due eliminazioni ai gironi in altrettante edizioni della Coppa del Mondo. Siamo onesti: come si fa a continuare a considerare grande una squadra che viene buttata fuori ai gironi per due Mondiali consecutivi?

ConteLa figuraccia brasiliana ha rappresentato, si spera, l’ultimo atto di una gestione approssimativa della selezione azzurra. Il disastro prandelliano ha infatti palesato l’esigenza di un rinnovamento radicale: rinnovamento che con la scelta di Conte come commissario tecnico può davvero essere possibile. Non perché il tecnico salentino abbia poteri paranormali, ma perché si tratta di un tecnico in grado di fare della compattezza del gruppo un’arma vincente, riuscendo a gestire lo stesso a 360°, curando tanto l’aspetto tecnico-tattico quanto quello caratteriale. Inoltre, significativa in tal senso è l’intenzione di creare un’atmosfera sempre più simile a quella di un club, in modo da corroborare uno spirito di squadra tale da sopperire alle carenze tecniche si presentano.
La Nazionale di oggi è, e deve essere, un cantiere aperto: una squadra che, fatta eccezione per Pirlo e Buffon (su cui comunque gravano rispettivamente 35 e 36 primavere) non presenta fuoriclasse. Tanti buoni “gregari” (come Conte stesso li ha definiti), che hanno solo un modo per compensare il gap tecnico con Nazionali nettamente superiori dal punto di visto tecnico come Spagna e Germania: seguire le parole del mister e ragionare con il “noi” e non con l'”io”: Con l'”io” possono ragionare quei fenomeni che l’Italia, almeno per adesso non ha.

Ecco perché è giusto avere pazienza e fiducia nei confronti del nuovo selezionatore, i cui obiettivi sono stati chiari fin dall’inizio.
E’ vero che per ora la forma stia latitando, ma la sostanza no: 4 vittorie sono 4 vittorie, non importa se ottenute contro avversari modesti. E il gioco, se a Conte sarà data la possibilità di lavorare serenamente e secondo le sue esigenze, ne siamo certi, arriverà.