Dai campi di periferia a una finale mondiale. Uno dei migliori arbitri della storia del calcio taglia oggi un altro importante traguardo, quello delle 60 candeline. Bolognese d’origine (e tifoso della Fortitudo), Pierluigi Collina forse non avrebbe mai immaginato, dopo la laurea in Economia e Commercio (110 e lode) e un’attività di consulente finanziario a Viareggio, di diventare un giorno un vero e proprio personaggio. Attento, preciso, determinato, carismatico, il fischietto emiliano ha costruito il suo percorso cominciando a dirigere le prime partite nel 1977, giovanissimo, approdando in serie A nel 1991: l’esordio fu un Verona-Ascoli. Da lì una carriera che pochi possono vantare. Internazionale dal 1995, Collina dirigerà una finale di Coppa del Mondo (Brasile-Germania 2-0 nel 2002), una di Coppa Uefa (Valencia-Marsiglia 2-0 nel 2004) senza dimenticare quella olimpica ad Atlanta ’96, con l’oro alla Nigeria a scapito dell’Argentina.
Nel 2003 sarà anche il primo straniero ad arbitrare una gara di Ligue 1 (Lione-Marsiglia). Il suo nome resterà anche legato a quel Perugia-Juve del 2000 giocato sotto il diluvio e il cui esito finale consegnerà lo scudetto alla Lazio all’ultima giornata. Collina si prese la responsabilità di sospendere la partita e aspettare soprattutto oltre un’ora che la pioggia si placasse per far riprendere il gioco. Le critiche dei tifosi juventini continuano a distanza di 20 anni. Appenderà il fischietto al chiodo nel 2005. Tornerà un anno dopo come designatore degli arbitri di serie A, incarico che lascerà nel 2010 davanti alla chiamata di Michel Platini: stesso ruolo ma a livello Uefa. L’esperienza a Nyon si chiuderà nel 2018, passando il testimone a Roberto Rosetti, ma già un anno prima aveva assunto il ruolo di presidente della Commissione Arbitri della Fifa, supervisionando poi il primo Mondiale dell’era Var.
Curiosità: dall’alopecia agli striscioni fatti togliere fino al video con Giorgia
Un uomo che ha saputo trasformare in qualcosa di positivo una particolare malattia nervosa, l’alopecia, che poco prima dei trent’anni gli ha fatto perdere totalmente tutti i capelli. In Italia è stato l’unico arbitro che abbia sospeso due gare per gli striscioni, riprendendole una volta tolti: prima (febbraio ’96) solleva critiche perché la scritta «Casarin pagliaccio» durante Sampdoria-Torino non pare offensiva e comunque lo stop alla gara appare un segno di eccessivo zelo verso il designatore della sua categoria, poi (aprile ’96) invece guadagna applausi perché chiama i dirigenti del Piacenza e dice: «Io non inizio la partita finché non viene levato lo striscione offensivo verso il milanista Baresi». È il primo arbitro della storia a commentare, autorizzato dai vertici, una decisione presa in campo: accade negli spogliatoi di San Siro il 10 marzo 1997 alla fine di Inter-Juve (0-0) quando dice di aver annullato un gol a Ganz un minuto e mezzo dopo perché il guardalinee aveva segnalato un fuorigioco.
Molto più di un arbitro: Collina ha fatto anche qualche comparsata in ambito musicale. L’ex arbitro con un felino tra le braccia apre il video della canzone di Giorgia “La gatta sul tetto” (2003). Anche George Michael ha deciso di puntare sull’italiano: la caricatura del fischietto appare nel video di “Shoot the Dog” (2004). E per le gare d’addio di tanti calciatori, quale miglior presenza della sua come arbitro. Per colpa di un infortunio è stato costretto a un periodo di stop quando era un giovane libero della Pallavicini: il giovane Pierluigi ha iniziato arbitrando le partitelle infrasettimanali di allenamento dei suoi compagni di squadra. Ovviamente Collina non poteva mancare… in “Holly e Benji Forever”! Alla fine l’ex arbitro è diventato anche un personaggio dei cartoni animati: è lui a dirigere nell’ultimo episodio della saga la sfida tra Giappone e Brasile.