“Mai, mai mi sentirete parlar male del Real Madrid o del suo presidente. Questo club mi ha insegnato valori, modo di agire ed educazione. Ora sarebbe facile parlare dopo quello che ho vissuto, ma sarebbe da vigliacchi“: così in un’intervista a Papel, il settimanale de El Mundo, l’ex bandiera dei galacticos Iker Casillas racconta il suo addio dal Real. “Non sono deluso da nessuno – puntualizza Casillas, per 25 anni a difesa della porta dei blancos, “ho l’età giusta per prendere decisioni e guardare lontano. Non sono andato via dalla Spagna per
discutere del Real, l’unica cosa che voglio davvero è guardare avanti. Il passato non vivrà più“, ha aggiunto il portiere campione del mondo e d’Europa con la Spagna. Nessuna polemica e nessun rimpianto per il mancato omaggio del club dopo 25 anni di fedeltà: “E’ l’addio che ho avuto. Niente più, niente di meno. Non voglio guardare indietro o confrontarlo con altri giocatori di altre squadre“, ha detto Casillas, oggi al Porto. Il portiere di Móstoles ha detto di “fregarsene” dei soprannomi piovutigli addosso negli ultimi tempi (“topo”, “mercenario” o “traditore”), anche se ha riconosciuto quanto sia stata complicata la sua situazione in squadra negli ultimi anni. “E’ stata molto difficile – dice – ma se qualcuno si aspetta sentire Iker criticare questo o quello si sbaglia di grosso. Non ho parlato in questi ultimi tre anni e non lo farò certo adesso. Ho sentito tante chiacchiere ma ho preferito rimanere in silenzio, non volendo ferire il mio club“. Tutto è iniziato tre anni fa con la gestione Mourinho, in molti non andavano d’accordo con lo ‘special one’, ricorda l’ex n.1 blancos, “ma io ero l’unico a essere oggetto dei fischi dei tifosi e questo non lo capivo. Quello che più mi faceva arrabbiare – ha concluso – era che ci stavamo giocando la Liga ma i tifosi si concentravano solo nel fischiare me in ogni rimessa dal fondo“.