Spazio giovani – il destino dei “Nuovi Maradona”

“Argentina, la terra dei tori, del passo di tango e del tocco di Diego Armando”. Così recita una pezzo di una strofa del rapper napoletano Clementino. Ebbene si, l’Argentina ha dato i natali al calciatore più forte del mondo di tutti i tempi quel Diego Armando Maradona venerato in ogni parte del globo. Messi potrebbe essere l’erede del Pibe de Oro ma sembra che ancora gli manchi qualcosa, forse un mondiale vinto da protagonista come Diego nel 1986. Se nasci in Argentina, sei alto meno di 1,70 e soprattutto hai tanto talento allora sei il “nuovo Maradona“. A tanti giovani che si affacciano nella Primera Division Argentina viene accollata questa pesante etichetta che pesa veramente tanto per un piccolo talento. Tanti i precedenti di giovani promesse che poi si sono spente prima del previsto.

All’inizio c’era un certo Claudio Borghi, 4 anni più piccolo di Maradona, trequartista dell’Argentinos Juniors stessa squadra dove partì il mito del Pibe. Se ne innamorò Berlusconi che lo portò nel 1987 nel suo Milan, qualche presenza in precampionato e prestito al Como dove fallì clamorosamente. Nemmeno in patri riuscì mai più a confermarsi. Per i più giovani passiamo invece alla Cantera del River Plate, sempre florida di talenti e soprattutto dei Maradona mancati. Alla fine degli anni 90 esplodono nei Millionarios due ragazzini terribili, Marcelo Gallardo e Pablo Aimar. Il primo, dotato di tecnica sopraffina e di un piede destro da far invidia a chiunque, accettò la corte del Monaco e fu uno dei protagonisti delle grandi stagioni dei monegaschi. Fece ritorno in Argentina e poi in Francia stavolta con il PSG ma la sua stella ormai si eclissò definitivamente facendolo ricordare come uno che poteva avere una carriera ben diversa. Pablo Aimar invece decise di partire verso la Spagna, il Valencia di Hector Cuper lo aspetta. Ottime prestazioni, buon dribbling e conseguente trasferimento al Benfica dove diventa un idolo dei tifosi delle Aquile. Buon giocatore ma di certo non un nuovo Maradona. Nel 2003 invece la Juve cerca di chiudere per un trequartista dalla immensa classe che incantò tutta l’Argentina con la sua giocata, la “Boba“. Andres D’Alessandro declinò l’offerta bianconera accettando la corte del ricco Wolsburg dove diventò famoso più per i litigi con gli allenatori che per le doti espresse in campo. Inghilterra, Spagna e poi Brasile dove è diventato il capitano dell’Internacional. Ancora in tempi più recenti il Monumental impazza per le giocate del folletto Buonanotte che di pesante aveva anche il nome, Diego. 1,60 cm di classe e velocità, nel 2009 si schiantò con la sua Peugeot 307 dove morirono tre sui amici. Lui si salvò miracolosamente ma le sue prestazioni ne risentirono sensibilmente, da dimenticare le avventure nel Malaga e nel Granada. Adesso ha tentato l’esperienza messicana con la maglia del Pachuca.

DA NUOVO MARADONA A NUOVO MESSI: Matias DeFederico. Classe 1989, gemello di Javier Pastore nell’Huracan ma mentre El Flaco ha spiccato il volo verso l’Europa lui è rimasto l’eterno incompiuto. Sinistro naturale, piccoletto come la pulce, dopo un esperienza al Corinthians è tornato all‘Huracan ma a 25 anni non è riuscito ad esprimere tutti il suo potenziale che gli avrebbe permesso di avere una carriera ben diversa.