E ora è lo stesso El Tata Martino a difendere in prima persona il suo operato. Tutte le critiche che gli stanno piovendo addosso per aver mandato in soffitta il tiki taka, marchio di fabbrica del Barcellona dei recenti trionfi, non sono facilmente digeribili e il tecnico arrivato in estate sulla panchina blaugrana passa al contrattacco con decisione. I calciatori, dice l’argentino Gerardo Martino, “si stanno integrando ogni giorno di più nei miei schemi di gioco. Non ho stravolto nulla. L’anno scorso il possesso palla si aggirava attorno al 68%, ora siamo al 67,8%. Non credo che una flessione dello 0,2 voglia dire che stiamo cambiando qualcosa”. La stucchevole ragnata di passaggi che negli anni di Guardiola e Villanova produceva nel possesso palla enormi divari a favore dei catalani sembra appartenere al passato. Nella partita contro il Rayo Vallecano, stravinta 4-0, gli avversari sono riusciti ad avere il pallone tra i piedi per un tempo superiore rispetto a Messi e compagni. Un’eresia per i puristi che bazzicano il Nou Camp. E dire che nelle prime cinque giornate della Liga, il Barca non ha lasciato nemmeno le briciole, quindici punti conquistati sui quindici disponibili. La diatriba dottrinale è tra l’efficacia propria dell’infinito stillicidio di tocchi prima di aprire il varco giusto nelle difese e quella generata da lanci lunghi tesi a verticalizzare più rapidamente il gioco: “Queste sono cose che non si sono mai viste al Barca -ha spiegato il tecnico . Non sono arrabbiato, quando una squadra ha sfiorato la perfezione ci sono sempre situazioni del genere, sopratutto se il tecnico non è spagnolo o olandese. Quello che mi interessaè come sta il gruppo e come gioca la squadra”.