Under 21, è la “cantera azzurra” ma il paradosso è una serie A che non dà fiducia ai giovani

Giovani. Vincenti. Ma senza troppo credito di fiducia. E’ un paradosso azzurro – anzi azzurrino – la finale dell’Europeo Under 21 conquistata dalla nazionale di Mangia. L’Italia torna a giocarsi il titolo ‘speranze’ – come lo chiama l’Uefa – contro la scuola calcistica piu’ vincente degli ultimi anni, quella spagnola. E il paragone appare impietoso: non nei risultati, ma nell’investimento sul futuro. Nelle speranze di trovare chi dia una chance importante a quei ragazzi che sognano la grande ribalta. Martedi’ a Gerusalemme Spagna contro Italia e’ una sfida tra una ‘cantera’ che somma 120 presenze nelle coppe europee con i rispettivi club, e una nazionale che nel complesso si ferma a 18. ”La nostra serie A dovrebbe avere piu’ coraggio, e far giocare questi ragazzi”, dice Demetrio Albertini. Vengono in mente le difficolta’ di Insigne e Destro, la fuga all’estero di Borini – match winner con l’Olanda – e di Verratti, e i tanti azzurrini che Mangia e’ dovuto andare a pescare in serie B. Dall’altra parte, c’e’ un Thiago Motta gia’ protagonista col Barcellona, e il capocannoniere Alvaro Morata vanta l’esordio in Europa in un Real-Ajax nella Champions 2012. Eppure, qualcosa si muove anche nella ‘cantera’ azzurra. Almeno a livello di nazionali. Come presidente del Club Italia, Albertini ha lavorato con Arrigo Sacchi per investire sul futuro. Cosi’ ora, dal Brasile, il vicepresidente della Federcalcio lancia statistiche alla mano un grido di allarme: e’ indispensabile non abbassare la guardia sul tema dei vivai. Gli Europei di categoria hanno messo a nudo le qualita’ degli azzurrini che trovano pero’ ancora poco spazio nelle rispettive squadre del massimo campionato. ”Siamo arrivati in finale attraverso mille difficolta’ e nonostante il fatto che i giocatori della nostra Under 21 giochino, numeri alla mano, molto meno degli spagnoli nel massimo campionato. Stiamo lavorando sui giovani – ricorda Albertini, al capodelegazione della nazionale di Prandelli in Confederations – ma e’ sotto gli occhi di tutti che i nostri giocatori devono far fronte all’inesperienza: basti pensare che i nostri vantano solo 278 presenze in Serie A contro le 550 degli spagnoli, mentre la differenza per quanto riguarda i match giocati in Europa e’ ancora piu’ marcata: siamo a 18 contro le 120 presenze degli iberici”. Tornando alla finale con la Spagna, Albertini non perde certo le speranze: ”incontriamo una squadra superiore alla nostra, ma nel calcio non si sa mai, e’ lo sport di squadra dove i pronostici possono essere ribaltati piu’ spesso”. E se l’auspicio e’ di ribaltare i pronostici, andare controcorrente e ritornare sul tetto d’Europa, appare paradossale anche il timore che un eventuale successo non faccia dimenticare la questione giovanile. ”Qualsiasi risultato non ci deve distogliere dal futuro – ammette Albertini – cioe’ dal dover investire sui giovani alimentando il loro sogno di diventare grandi calciatori. E l’unico modo, e’ farli giocare il piu’ possibile”. ”Comunque – sottolinea Albertini – quello che siamo riusciti a fare fin qui dimostra la bonta’ del nostro lavoro: in tre anni abbiamo portato tre nazionali in finale, la maggiore, l’Under 17 e ora l’Under 21. E’ poi da sottolineare la forte sinergia e collaborazione tra Prandelli e Mangia”. E a proposito del futuro del tecnico ex Palermo, il vice presidente della Federcalcio conclude: ”ci incontreremo dopo gli Europei e ne parleremo. Mangia e’ un valore aggiunto, con lui si e’ istaurato un rapporto straordinario, anche sotto il profilo personale”.