Emile Heskey: il razzismo contro i suoi cari e quella volta che si mise a piangere a Liverpool

Si rinnova il classico appuntamento con la nostra rubrica "L'uomo del giorno". Protagonista di oggi è Emile Heskey, ex attaccante inglese

Emile William Ivanhoe Heskey, nato a Leicester l’11 gennaio 1978, è stato uno degli attaccanti inglesi più prolifici di sempre, nonostante fosse stato stato accusato di darsi da fare più per i compagni, che beneficiavano delle sue giocate, più che di pensare a realizzare personalmente. Punta centrale capace di svariare su tutto il fronte d’attacco, Heskey ha giocato con sette club diversi in 21 anni: Leicester City , Liverpool, Birmingham City, Wigan Athletic, Aston Villa, Newcastle Jets e Bolton Wanderers. Oltre 100 reti in Premier League, molta meno fortunata in Nazionale.

Heskey ha avuto a che fare da sempre con la questione razzismo. Suo nonno paterno era di Antigua, la sua parte materna dall’altra isola della nazione, Barbuda. Suo padre, Tyrone, e sua madre, Albertine, arrivarono a Leicester all’età di 10 anni e dovettero affrontare brutte discriminazioni, tra le quali leggere un cartello che diceva: “Niente neri, niente irlandesi, niente cani ammessi”.

Un periodo buio della carriera di Heskey fu quello a Liverpool. Il giovane attaccante ebbe dei figli e visse un momento difficile: “Questo periodo durò sei mesi. Sono stato costretto a crescere molto velocemente perché avevo figli, avevo una ragazza. Ricordo di essermi letteralmente sdraiato sul pavimento e di aver iniziato a piangere. Continuavo a chiedermi se avessi fatto la cosa giusta. Ma la cosa più strana è che andavo ad allenarmi e mi sentivo bene. Poi ho trovato amici, una routine. E’ stato un momento difficile ma è passato”. Oggi Heskey vorrebbe fare l’allenatore, ma non si preclude altre strade.