“We’re AFC Bournemouth, we’re Premier League”: la storia incredibile che ha incantato l’Inghilterra

La storia del Bournemouth neo promosso in Premier League è di quelle che riconcilia con lo sport

Quella del Bournemouth è una di quelle storie che ti fanno innamorare del calcio. Sulla sponda meridionale dell’Inghilterra sorge una città di circa 180 mila anime, dove gli appassionati di calcio potranno finalmente godere della terra promessa chiamata Premier League. Sono passati 116 anni dalla fondazione del Boscombe FC, rinominato poi AFC Bournemouth nel corso degli anni, e i rossoneri (in onore del Milan) potranno finalmente dare il benvenuto a club come Chelsea, Manchester United e Arsenal. The Cherries hanno passato la maggior parte della loro storia nei meandri delle serie minori giocando in una struttura che conta poco più di 10 mila posti e che diventerà il secondo stadio più piccolo nella storia della Premier.

Tuttavia, al Dean Court non si è giocato per anni prima del settembre 2003. Era il 5 maggio 1990 quando si giocò una maledetta Bournemouth-Leeds. Maledetta per le sorti sportive e finanziarie del Bournemouth. Se il Leeds vince viene promosso, al contrario il Bournemouth verrebbe relegato alla retrocessione in Third Division. Il Leeds vinse quel match e la tensione scoppiò. Erano altri tempi, tempi di Hooliganism. Gli scontri causarono più di 1 milione di sterline di danni oltre che il divieto di giocare le partite in casa al Dean Court per oltre 10 anni. La storia dei Cherries sembrava destinata a finire quando il debito si estese a 2,5 milioni di sterline durante la stagione 1996/97. Ma è qui che tutto ha inizio: Trevor Watkins, un impiegato nel ramo assicurazioni e tifoso del Bournemouth decide di chiamare a raduno i supporters e costituire quello che rappresentò il primo supporters’ trust del calcio britannico. 300 mila sterline furono raccolte per salvare il Bournemouth. La leggenda narra che i soldi vennero chiusi e sorvegliati all’interno dell’auto di Watkins e che fu lui stesso a consegnarli al mattino successivo direttamente in banca.

Nonostante gli sforzi, i problemi economici non sono finiti per il club di Dean Court. Nel febbraio 2008 è penalizzato di 10 punti e costretto a retrocedere in League Two. Il club adesso aveva un buco da 4 milioni di sterline e la Football League prese provvedimenti facendo iniziare il successivo campionato con addirittura 17 punti di penalizzazione per non aver adempiuto le regole economico-finanziarie vigenti. Fu un trionfo per l’allora 31enne Eddie Howe che portò la squadra del Dorset alla salvezza. La retrocessione in quella stagione sarebbe voluto dire bancarotta. Dopo 2 anni al Burnley, Howe ritorna al Bournemouth nell’ottobre del 2012 per dare inizio alla cavalcata che dalla League One hanno portato il Bournemouth nella massima divisione inglese in soli 4 anni.

Adesso le cose diventano considerevolmente più difficili nel mondo della Premier League. Howe crede nello sviluppo dei giovani talenti della Academy come dimostra il fatto che solo 7 dei giocatori presenti nella rosa hanno avuto un esperienza in Premier League prima d’ora. Durante la partita vinta contro il Bolton ieri sera 3-0 che ha assicurato la Premier ai ragazzi di Howe, solo 3 hanno giocato in Premier: Artur Boruc, che qualcuno ricorderà con la maglia della Fiorentina, Andrew Surman, centrocampista ex-Norwich e Adam Smith che vanta una sola presenza in Premier con la maglia del Tottenham.

I tifosi, però, questa volta possono contare sulla forza economica del loro proprietario Maxim Denim. Un businessman russo di cui in realtà si sa molto poco. Residente in Svizzera con una società inglese petrolchimica, la Wintel, che però è registrata nel paradiso fiscale di Guernesey. Un tipo schivo che raramente si vede al Dean Court e che i media inglesi si augurano sia più presente adesso che la squadra è in dirittura Premier League.