“In questi giorni ho sentito tanti interventi, anche di persone con cognomi importanti. Capisco che la logica del confronto dal basso sia piu’ di certe persone, che hanno una logica di nomine e titolarita’ date da societa’ per azioni. Io la vedo diversamente, la nostra e’ una associazione, non una societa'”. Cosi’ il presidente dimissionario della Figc, Giancarlo Abete, risponde senza mai nominarli, al presidente della Juventus, Andrea Agnelli, e alla ad del Milan, Barbara Berlusconi, che nei giorni scorsi avevano attaccato la possibile candidatura di Carlo Tavecchio alla guida della Federcalcio. Intervenendo al Consiglio Nazionale del Coni, Abete ne ha anche per chi invoca la possibilita’ di un commissariamento della Figc: “In termini di metodo – spiega – concettualmente sono sempre stato contrario ai commissariamenti, che sono espressione dall’alto e non dal basso. Da questo punto di vista, ho rassegnato le mie dimissioni con lo scopo di attivare un iter in tempi brevi in modo da consentire alla Figc di potersi dare all’interno una nuova dirigenza”. Una replica allo stesso Agnelli, che aveva ritenuto le dimissioni di Abete “un gesto irresponsabile”. Per l’ormai ex numero uno del calcio, si deve andare a elezioni: “Nel 1997 la Figc fu commissariata perche’ c’era una norma di clausola di largo consenso che non consentiva di vincere neanche con una maggioranza di oltre il 93%. Oggi c’e’ un sistema di regole che premia il maggior numero di voti. Sull’unita’ di intenti, l’importante e’ che si svolga la maggior competizione democratica possibile. Le logiche verticistiche basate sul fatto di un pensiero unico riformista non mi appartengono. Per quanto mi riguarda continuero’ a dare il mio contribuito nelle sedi adatte del comitato olimpico nazionale”.
Abete tuona: “la Figc non è una Spa!”