Accadde oggi, 6 dicembre 1959 – Buon compleanno… San Paolo, la casa del Napoli compie 60 anni

Appuntamento con la rubrica 'Accedde oggi', 60 passati 60 anni dall'inauguarazione del San Paolo

Continua il nostro classico appuntamento con ‘Accadde oggi’, giornata importante per gli appassionati delle statistiche, è il compleanno del… San Paolo, la casa del Napoli compie 60 anni. Inaugurato il 6 dicembre 1959 nel corso del tempo si è adeguato tramite riammodernamenti e restyling, tantissime le partite disputate all’interno dell’impianto tra gioie e dolori.  Incredibile un Napoli-Juventus del 1974 quando gli spettatori furono un totale di 90 736 (53 311 abbonati più 37 425 biglietti venduti), sospesa sul risultato di 6-2 per gli ospiti per motivi di ordine pubblico. La stessa partita fu giocata per l’inaugurazione dell’impianto, vinsero gli azzurri con il risultato di 2-1. Il nome San Paolo gli fu dato nel 1963 con riferimento a Paolo di Tarso arrivato in Italia nei pressi di Fuorigrotta. Sempre contro la Juventus indimenticabile la punizione di Diego Armando Maradona “a cinque metri”, disse Bruscolotti bandiera del Napoli. Diego, forse stanco di discutere, disse: “Tiro lo stesso, tanto faccio gol comunque”. Grande festa anche nel giorno del ritorno in Champions League.

Ad un certo punto l’intenzione sembrava quella di un ‘trasloco’: “Impossibile pensare il Napoli lontano dal San Paolo. Un monumento storico non si puo’ abbattere. Con la buona volonta’ spero si arrivi ad adeguare lo stadio alle norme europee e a unire passato e futuro. Per me sarebbe triste vedere giocare il Napoli in un altro teatro”, disse sempre Bruscolotti.

Grandi compolimenti da Yaya Toure’, calciatore ex Manchester City: “La mattina andammo a fare riscaldamento al San Paolo, Carlos mi parlava di questo stadio, ma io che ho giocato nel Barca mi dicevo, che sara’ mai. Eppure quando misi piede su quel campo sentii un qualcosa di magico, di diverso. La sera quando ci fu l’inno della Champions, vedendo ottantamila persone fischiarci mi resi conto in che guaio ci eravamo messi… Qualche partita importante nella mia carriera l’ho giocata, ma quando sentii quell’urlo fu la prima volta che mi tremarono le gambe. Bene, fu li che mi resi conto che questa non e’ una solo squadra per loro, questo e’ un amore viscerale, come quello che c’e’ tra una madre ed un figlio. Fu l’unica volta che dopo aver perso rimasi in campo per godermi lo spettacolo”.