Doverosa premessa: non bisogna scadere nel (falso?) moralismo di fronte a gesti che sono sempre accaduti, compiuti spesso a caldo e di cui poi ci si pente. Solo chi ha calcato un campo da calcio, giocando partite importanti e di un certo valore, può capire l’adrenalina, la concentrazione e l’attenzione massima che queste partite riservano e che possono poi portare a qualche “passo” sbagliato. Ci riferiamo chiaramente a quanto successo tra Acerbi e Bakayoko.
Non si vuole condannare nessuno, ma certamente è corretto che venga dato il giusto risalto ad una situazione la quale magari – a parti inverse – avrebbe anche potuto gridare allo scandalo. E di questi tempi, ci può stare. Ma, nonostante siano arrivate le scuse, ci chiediamo se realmente sia valsa la pena vedere la scena di Kessiè e Bakayoko mostrare la maglia di Acerbi ai tifosi rossoneri. La risposta è No, assolutamente. Innanzitutto perché spesso, dopo la “battaglia” dei 90 minuti, scambiare la casacca è un gesto quasi di “pace”. Da apprezzare. A maggior ragione da chi, come Acerbi, ha dimostrato in campo sempre correttezza e lealtà. Ci sta il botta e risposta social tra i due nella settimana che ha portato alla gara, seppur Gattuso ne rimproveri l’utilizzo, ma tutto si sarebbe dovuto concludere sul rettangolo verde, con lo scambio maglia a sancire la fine definitiva.
Secondo noi, i due centrocampisti sono andati decisamente oltre. Specie Kessiè, dopo quanto accaduto con Biglia nel derby, avrebbe potuto tenere a freno le sue emozioni. E invece, dopo altro richiamo del mister, si ritrova a dover chiedere nuovamente scusa nel giro di un mese. Forse anche perché, Rino lo sa bene, nel suo Milan queste cose non accadevano. E non per niente è stata tale analogia con il passato ad essere messa in risalto da diversi addetti ai lavori sui social. Sinonimo di un calcio diverso, sicuramente, ma i cui valori non devono cambiare.