Massimiliano Allegri, Campione d’Italia 2010-2011 con il Milan, ha avuto il merito di interrompere l’incredibile serie di scudetti dell’Inter. Approdato alla Juve la scorsa estate, nessuno avrebbe scommesso un euro su di lui. Invece il tecnico toscano, oltre ad aver fatto meglio del suo predecessore in Champions League, ha avuto il coraggio di cambiare un sistema di gioco che non era molto funzionale, soprattutto in Europa.
A La Repubblica ha parlato a 360° del suo modo di intendere il calcio, lanciando alcune frecciatine ai colleghi Garcia, Conte, Sacchi e Zeman: “io non sono un maniaco degli schemi, non posso stare 24 ore ore di fila a cercare una soluzione, devo aspettare che arrivi l’ispirazione e il più delle volte capita quando non ci penso: capita che di notte cambi la formazione che avevo deciso, per esempio. La realtà è che si vive di sensazioni. Questo è il calcio”.
Su Sacchi e Zeman: “che il calcio sia un qualcosa di tattico è una gran cavolata, le partite le vincono i calciatori”
Su Sacchi e Zeman, che hanno più volte detto che il calcio è un qualcosa di scientifico: “è una grande cavolata che il calcio si capisce meglio dalla tribuna. Bisogna stare dentro il campo, percepire, cogliere uno sguardo, un momento. Il calcio non è solo tattica e schemi. Il calcio non è scienza, non ha un cavolo di niente di scientifico! Stiamo a parlare per ore di schemi e organizzazione, ma le partite le vincono i giocatori. Se hai Messi, parti già quasi da 2-0. Sacchi ha stravolto il calcio a quell’epoca era più facile portare novità. Prima che tutto fosse filmato e analizzato, ci si metteva tre anni a capire come neutralizzare il 4-3-3 di Zeman. Oggi non puoi più sorprendere: per questo devi affidarti al talento. Se hai gente come Ibra, Seedorf, Pirlo, Tevez, Nesta, Thiago Silva, Bonucci è a loro che ti devi affidare. A loro e alla creatività. In Italia se vai a vedere una partita, ti segni su un foglietto il modulo, t’addormenti e dopo un’ora ti risvegli, trovi i giocatori esattamente nelle stesse posizioni di prima. In Europa fai invece fatica a capire come gli altri giocano, non c’è rigidità. Ma loro imparano da bambini a occupare il campo per intero, al contrario di noi”.
“Conte e Garcia? A me chi urla non trasmette niente”
Infine Allegri ha riservato una bella frecciatina per i suoi colleghi “urlatori” come Antonio Conte e Rudi Garcia: “se l’autorevolezza di un allenatore deriva dall’urlare, io non ne ho. A me chi urla non trasmette niente, mentre ci sono persone che parlano piano e infondono sicurezza, anche timore. Ma il mondo della leadership è ancora tutto da scoprire, per noi allenatori. Una parola detta in un certo modo può cambiare le cose. Forse è in questo campo che si può sorprendere”.