José Luis Abós, ex coach del CAI Saragozza, è scomparso a soli 53 anni, stroncato da una malattia spietata. Il suddetto allenatore di basket ha scritto una toccante lettera pochi giorni prima di morire; a leggerla, al funerale, è stata la vedova Eva:
“Amici, siccome non ho voluto allarmare nessuno sul mio stato di salute sono sicuro che in molti saranno rimasti sorpresi dall’inatteso esito della mia malattia. Anche sapendo che l’operazione non aveva dato l’esito sperato, sono sempre stato ottimista, pensando che potesse esserci una soluzione alternativa: tutto è stato peggiore e più rapido di quanto avremmo potuto sospettare. Attraverso queste righe voglio mandare un grande abbraccio a tutte le persone che mi hanno sostenuto con messaggi di solidarietà e amicizia, visto che non ho potuto farlo di persona: sono state parole che mi hanno fatto bene, non sapete quanto. E’ stato molto di conforto sentirsi apprezzato e rispettato da tanti, vuole dire che nella mia vita mi sono comportato bene.
Ho lottato tanto tempo per diventare allenatore e per arrivare nella massima serie, ce l’ho fatta. In questo cammino ho incontrato tante persone che mi hanno apprezzato”.
La conclusione è davvero da pelle d’oca: “Mi dispiace dovermene andare troppo presto, perché mi mancano tante cose da fare, ma me ne vado con le gioie che mi ha dato la vita e sono state molte. Ho avuto la fortuna di sposare una donna meravigliosa, Eva, e ho due figli di cui sono orgoglioso, Javier e Paloma. Nella mia vita ho potuto dedicarmi a quello che era il mio sogno: la pallacanestro. E ho potuto allenare la squadra del mio cuore, il CAI. Il mio cuore sarà sempre al ‘Principe Felipe’ (il palazzetto che ospita le gare casalinghe del quintetto aragonese, ndr) per sostenere la mia squadra. Ringrazio la vita perché ho avuto tutto”.