Prometto di esserti fedele, sempre. Così recita la campagna abbonamenti milanista. Ok, fedeli, sempre. Ma a chi? Questo è il problema, la domanda, il dilemma. Il Milan ha appena cacciato in malo modo una delle sue più importanti bandiere, un giocatore che ha fatto vincere alla squadra campionati e coppe con i suoi gol sul filo del fuorigioco, un uomo che era rossonero nel sangue e soprattutto nel cuore, un eroe amato dai tifosi per quel suo temperamento indomito e per quel suo non mollare mai. Pippo Inzaghi è stato mandato via dalla sua amata squadra in un silenzio irreale, quasi che il Milan si vergognasse del suo asso vincente di mille partite. Un esonero in sordina, senza ringraziamenti, senza onore. Un addio che poteva essere dedicato a un traditore, non certo a un fedele servitore della migliore patria rossonera. A questo si aggiunge che, mentre da un lato un’orgogliosa bandiera rossonera veniva ammainata e bruciata in maniera furtiva e ingrata, dall’altro lato si dava il benvenuto in pompa magna a un allenatore, un ex-cugino (!), nel cui passato sono facilmente rintracciabili evidenti tracce di colore nerazzurro (a meno di cancellarle, o tentare di farlo, come chi ha la coscienza troppo sporca per ammettere una verità parecchio scomoda). Essere fedeli, dunque, recita la campagna rossonera. Sempre. Ma a chi? Alle eroiche bandiere rossonere o ai mercenari cugini voltagabbana? È importante saperlo, carissimi dirigenti, prima di sborsare soldi per un abbonamento, e prima che il campionato abbia nuovamente inizio.
“Alta infedeltà”: la bugiarda campagna abbonamenti del Milan
Una campagna abbonamenti milanista che recita promesse di fedeltà, ma capire a chi debba essere rivolta tale fedeltà è un'impresa ardua