Ancora Calciopoli, parla l’ex Commissario Pancalli: “Fu violata la lealtà”

Luca Pancalli, ex Commissario della Federcalcio, è tornato sullo scandalo Calciopoli: "Una distorsione della società, la colpa non è solo del calcio"

“Calciopoli c’è stata davvero? Certo che sì. L’opinione pubblica ne ha stabilito i confini sulla base delle partite, del numero dei protagonisti finiti a processo. Io dico che anche se per una sola persona, un solo dirigente, una sola partita, un solo arbitro, aver violato il principio fondamentale dello sport, la lealtà, significa avere Calciopoli. Ieri, oggi, domani” sono le parole di Luca Pancalli in un’intervista concessa al Corriere dello Sport. L’ex Commissario della Federcalcio è attualmente presidente del Comitato Paralimpico ed è tornato sullo scandalo Calciopoli, a dieci anni di distanza: “Cos’era Calciopoli? Lo specchio di un Paese. Come lo è Mafia Capitale, come lo è stato Tangentopoli. E’ un’anomalia, una distorsione della società. Ma la colpa non è solo del calcio, dello sport. Che non ha modo di difendersi da solo e deve essere difeso”.

Poi, a settembre 2006: “Ento il presidente del Coni, Petrucci, che mi annuncia che dal giorno dopo sarei stato Commissario della Figc. Non mi sento mai adeguato al compito, soprattutto se è una sfida che non preparo, senza allenamento. – le parole di Pancalli riportate dal sito del Corriere dello Sport – Non ho dormito. Mia moglie Roberta mi diceva, “vedrai, sarà come qualsiasi altro incarico”, ma sapevo che la sua conoscenza di quel mondo era quasi nulla. Non lo sapevo nemmeno io…. “.

Infine, la ferita aperta per morte dell’ispettore Raciti“Ancora oggi, ho il groppo allo stomaco quando ci penso. Mi chiamò credo il ministro dell’Interno, Amato, o forse il capo della Polizia, De Gennaro. «C’è stato un morto», ed era Raciti. Pensai alla sua famiglia, ai suoi colleghi. Chiamai tutti in Federcalcio, era già quasi notte, e fermai tutto. Agii d’istinto, ma così bisognava fare. Vedere ai funerali il figlio dell’ispettore Raciti col cappello del papà e pensare a mio figlio Alessandro che aveva la stessa età, fu un attimo”.