Il problemi per Kakà si accumulano! Il momento nero con il Milan, non è l’unico guaio per il calciatore brasiliano, che sta vivendo una delicata situazione con il Fisco italiano. Il quotidiano Libero, rivela infatti alcuni dettagli della diatriba tra il calciatore e l’Agenzia delle entrate. Kakà ha già dovuto pagare una multa di 2 milioni di euro, ma i guai non sono finiti qui. Il brasiliano infatti probabilmente dovrà affrontare un processo penale a causa del suo rapporto con la Tamid Sport & Marketing, società che rappresenta lo stesso campione brasiliano e che gli avrebbe consentito di pagare un’aliquota più bassa sull’imponibile.
Il legale di Kakà ha risposto alle domande dei giornalisti difendendo l’operato del suo assistito: “Sono in attesa della notifica – ammette il l’avvocato Rigamonti – ma informalmente ho saputo che la procura ha preso questa decisione. Posso solo sottolineare che, trattandosi di fattispecie di minor rilevanza, non compariremo davanti al gup ma davanti a un giudice monocratico. Non c’è contestazione di frode fiscale – continua Rigamonti – ma solo di irregolarità nella dichiarazione dei redditi. Sono sorpreso perché la stessa agenzia delle entrate aveva già escluso che tra Ricardo e la Tamid ci fosse un’interposizione fittizia. Abbiamo depositato una memoria corposa, ma evidentemente non è bastato”.
L’avvocato Rigamonti prosegue nelle precisazioni: “Kakà ha sempre pagato tutte le tasse in Italia, anche quando giocava nel Real Madrid. Peraltro avrebbe potuto legittimamente trasferire i suoi interessi in Spagna, per usufruire di un’aliquota più bassa, cosa che ha scelto di non fare. Chiarisco tra l’altro che lo stesso Kakà ha sempre pagato la differenza tra l’aliquota attribuita alla società e quella che spettava a lui in quanto persona fisica. Insomma: si è sempre comportato come un perfetto cittadino, e per etica personale non avrebbe mai potuto agire diversamente”.
L’entourage di Kakà è comunque fiducioso in merito: “Sono certo di poter chiarire la posizione di Ricardo– continua l’avvocato – davanti al giudice monocratico. Si tratta di una questione tecnica di diritto tributario che ci auguriamo porti al proscioglimento completo. La verità è che siamo arrivati a questo punto perché in questo campo la giurisprudenza è oscillante e la legislazione poco chiara”.