L’Argentina non vince un Mondiale dal lontano 1986, quando Maradona, quasi da solo, portò la seleccion sul tutto del mondo. L’ultima volta, invece, che la nazionale biancoceleste salì sul podio, fu nel lontanissimo 1990, in Italia, quando i ragazzi di Passarella furono sconfitti in finale dalla Germania, grazie ad un rigore, a dir poco generoso, poi trasformato dall’allora interista Brehme. Dal 1994 in poi, invece, solo disastri: in un’occasione l’Argentina è andata fuori agli ottavi di finale, tre volte non ha superato i quarti e, addirittura, nel 2002 è uscita al primo turno. Troppo poco per una nazione che ha regalato al calcio fuoriclasse assoluti tra cui il più forte calciatore di tutti i tempi, Maradona, ed un certo Leo Messi, che non ha bisogno di presentazioni.
Ecco perchè la rassegna che, tra pochi mesi, si disputerà in Brasile, sarebbe l’ideale per potere regalare la gioia che merita ad un popolo innamorato del calcio, come quello argentino. L’astinenza da vittoria dura da troppo tempo, ed azzerarla in casa degli eterni rivali sarebbe un’impresa straordinaria. Ma quante possibilità ha l’Argentina di poter vincere i prossimi Mondiali? Se ci limitassimo a considerare i singoli, potremmo già assegnare la Coppa del Mondo a Messi e compagni ma, purtroppo per loro, per vincere serve anche altro. Ecco perchè, senza usare particolari giri di parole, ci sentiamo di dire che i sudamericani hanno poche possibilità di salire sul tetto del mondo. Il perchè cercheremo di spiegaervelo molto semplicemente. Cominciamo col dare un’occhiata all’undici mandato ieri in campo dal Ct Alejandro Sabella contro la Romania, incapace di andare oltre uno striminzito 0 – 0: sarà sufficiente per renderci conto di quante cose non vadano bene tra le fila della seleccion, a prescindere dal risultato in sè, sul quale ha anche influito la gran serata vissuta da Costel Pantilimon, portiere della Romania ed anche del Manchester City.
In porta ha giocato Sergio Romero, ex Sampdoria, al momento riserva al Monaco di Ranieri: le alternative a lui si chiamana Mariano Andujar, del Catania, e l’eterna promessa Oscar Ustari. Come si può affrontare un Mondiale in tranquillità, quando la porta viene affidata ad elementi che magari sono anche dotati tecnicamente, ma che hanno fatto della discontinuità un elmento portante della loro carriera? E non meglio va con la difesa, dove si rimpiangono addirittura i tempi di Ayala e Sorin, non certo due giganti della retroguardia. Ieri sono scesi in campo Zabaleta, Garay, Fernandez e Rojo. Il primo è un terzino di destro di tutto rispetto, mentre è il resto che lascia un po’ a desiderare. Garay negli ultimi tempi si è un po’ ripreso, dopo anni bui in cui ha toppato alla grande al Real Madrid, mentre Fernandez al Napoli non ha mai convinto, commettendo svarioni di ogni genere. Quanto a Rojo, è un elemento di cui alcuni dicono un gran bene, altri meno: ha 23 e gioca nello Sporting Lisbona e, sin qui, non ha mai dimostrato nulla di trascendentale. Gli altri fedelissimi di Sabella si chiamano Coloccini, Campagnaro, Ansaldi, Basanta ed Otamendi: praticamente, non c’è da dormire sonni tranquilli.
A centrocampo il Ct ha presentato Mascherano e Gago: classico caso medianaccio di grande sostanza e buona qualità, affiancato da un regista, lentissimo nei movimenti ma dotato di piedi educati. E se su Mascherano non c’è nulla da obiettare, vedere uno come Gago titolare nella nazionale argentina fa capire come qualcosa non vada. L’alternativa si chiama Ever Banega, uno del quale, pur avendo 25 anni, si parla da quasi un decennio, ma che non ha mai convinto sino in fondo. Infine, presenti anche Lucas Biglia, della Lazio, ed Augusto Fernandez, del Celta Vigo: insomma, nulla di trascendentale. A completare l’undici, Di Maria, Aguero, Messi ed Higuain, con il primo partito sulla linea dei centrocampisti. Possiamo permetterci di dire che si tratta di uno schieramento azzardato, aldilà del valore intrinseco dei singoli giocatori, rispetto al quale c’è solo di che mostrare meraviglia? Riteniamo di sì, visto che, dei quattro sopra citati nessuno, detto molto schiettamente, nessuno è propenso al lavoro sporco per il bene della squadra. Senza dimenticare che a disposizione ci sono anche due calciatori come Lavezzi e Palacio, che in qualsiasi altra nazionale farebbero i titolari.
In tutto ciò, Sabella ha le sue evidenti colpe, inutile negarlo. Lo schieramento tattico, come già detto, non convince. Il 4-3-3 che spesso si trasforma in 4-2-3-1 non consente alla squadra di avere quell’equilibrio che, contro nazionali ben più quotate della Romania, sarà necessario possedere. Per carità, nel girone di qualificazione chiuso al primo posto lo spettacolo non è mancato, come dimostrano i ben 35 goal segnati, ma le 15 reti subite, pur non rappresentando un dato oggettivaente allarmante, rendono l’idea di come la squadra dietro non sia perfetta, considerato anche il valore delle avversarie, non certo irreprensibili. Inoltre, la scelta di continuare a non convocare un Tevez in condizione strepitosa, sa tanto del bambino offeso che, pur di non cedere ad un non meglio precisato orgoglio, preferisce andare contro i proprio interessi. Che senso ha lasciare a casa colui che è il calciatore più amato d’Argentina e che, con la sua spinta motivazionale, potrebbe dispuare un Mondiale devastante? Sia chiaro, come abbiamo già avuto modo di dire, non mancano certo gli attaccanti alla seleccion, ma uno come Tevez andrebbe convocato di corsa e fatto giocare titolare. Come pure il poco quotato Gonzalo Rodriguez della Fiorentina, che non ci pare inferiori ai vari Garay, Coloccini e Fernandez, e che aggiungerebbe esperienza e qualità alla squadra. Insomma, per tutta questa serie di motivi, le premesse perchè l’Argentina finisca sul podio di Brasile 2014, che sulla carta sembrerebbero alte, a conti fatti non sono particolarmente elevate. Attendiamo di essere smentiti.