Boateng contro il razzismo: “la situazione è peggiorata, divento pazzo quando dicono guadagni 5 milioni”

Kevin Prince Boateng è tornato a parlare di razzismo. Il calciatore della Fiorentina si è sempre schierato contro le discriminazioni

Kevin Prince Boateng ha sempre lottato in prima linea con il razzismo. Domenica la sua Fiorentina sarà ospite del Verona e al Bentegodi un settore dello stadio sarà chiuso per gli episodi avvenuti nella gara con il Brescia, con i “buu” nei confronti di Balotelli e l’attaccante che calcia il pallone in curva, proprio come fece Boateng, nel 2013, in un’amichevole tra Pro Patria e Milan. Non mi basta che dopo gli insulti a Balotelli venga impedito l’accesso a una parte di tifosi – spiega il giocatore in un’intervista rilasciata al Corriere della sera -. Io spero sempre in comportamenti positivi e mi auguro che il pubblico qualcosa abbia imparato e non replichi più certi atteggiamenti. Dal 2013 a ora non è cambiato nulla, la situazione è peggiorata. Rispetto ad allora girano ancora più soldi e sempre più bambini ci osservano. Occorrono misure più drastiche”.

Per Boateng si dovrebbe agire più pesantemente: “La squalifica del campo. Le società devono pagare per il comportamento dei loro tifosi. Oppure, se necessario assegnare la sconfitta a tavolino. E poi negli stadi si dovrebbero installare più telecamere per individuare chi compie certi gesti. In ogni caso noi giocatori dovremmo garantire maggiore tranquillità all’arbitro affinché anche davanti alla pressione del pubblico in certi frangenti abbia la forza di dire ‘non si gioca più'”.

Dopo l’episodio del gennaio 2013, Boateng fu invitato all’Onu per tenere un discorso sul razzismo. “Un giorno importante per la mia vita. Ma dopo di allora concretamente cosa è stato fatto per combattere il fenomeno? Una task force, riassunta in una serie di riunioni e idee. Non basta la campagna “No to racism‘ in Champions. Nel 2020 ci penso io. Sto organizzando una task force mia con eventi, coinvolgendo altri calciatori. Sono stufo, la gente non capisce come si sentono Balotelli, Boateng o Koulibaly quando tornano a casa. Noi siamo soli. Divento pazzo quando sento commenti del tipo “tanto guadagni 5 milioni”, addosso restano cicatrici che non si possono cancellare”.

Boateng pensa che la presenza del razzismo in Italia sia nascosta nel quotidiano: “E’ più semplice farsi scudo dietro venti persone allo stadio o scrivermi sui social “negro di m…” perché ho sbagliato un gol. Troppo facile offendere dietro un cellulare. Spesso poi le offese sono frutto solo di ignoranza, per questo auspico che vengano introdotte a scuola più ore di educazione civica per combattere ogni forma di discriminazione”.