Martedì gli azzurri di Cesare Prandelli dovranno fare attenzione soprattutto a lui: quel Luis Suarez autore di due gol nell’ultima sfida tra Uruguay e Inghilterra. Un giocatore completo, che meglio non poteva fare anche nella Premier League, con la maglia del Liverpool. A spiegare gli ingredienti dell’esplosivo ‘cocktail’ Suarez c’è anzitutto il commissario tecnico della nazionale Oscar Tabarez: “È un mix di potenza tecnica e fisica, più altri elementi personali grazie ai quali ha superato i problemi avuti nella carriera. E ogni volta che è venuto nella nazionale ha ottenuto dei risultati, è sempre andato avanti con continuità”. Non avrà, magari, le stesse fortune in ambito marketing di Cristiano Ronaldo o la magia di Messi, ma sotto rete è un predatore, con un istinto assassino unico. Insomma, davanti alla porta è un’autentica “bestia”, come viene definito da molti tifosi a Montevideo. Altro aspetto tecnico: chi lo segue da anni ha notato che non è più il giocatore d’area al quale la palla deve arrivare precisa e puntuale. Ora sa individuare la posizione giusta per andare in porta, il suo ‘radar’ gli da una visione globale molto netta di quanto avviene negli ultimi metri del campo. Come ha dimostrato per es. con il gol di testa con l’Inghilterra. La velocità non è il suo forte: quella fisica, certo non quella mentale, visto che risolve in pochi secondi. Sul piano della personalità pare infine non avere problemi, come ha dimostrato in Inghilterra, quando è stato attaccato a più riprese. E d’altro lato, ai mondiali ha finito per liquidare l’England appunto con due ‘pistolettate’ delle sue. Sul piano personale, il capitolo fondamentale della sua vita si chiama Sofia, la moglie conosciuta quando lui aveva 15 anni, lei dodici: due adolescenti ma pare che Sofia l’ha convinto a non mollare, a tenere duro perché c’era un destino da calciatore che lo aspettava.