Brasile 2014: il presidente Dilma Rousseff difende l’organizzazione del Mondiale

Il presidente del Brasile, Dilma Rousseff, ha difeso l’organizzazione del Mondiale di calcio che scatta il 12 giugno, malgrado critiche e polemiche scatenate da costi e ritardi nei lavori.
Rousseff ha in parte scaricato sulla FIFA la lievitazione dei costi dei dodici stadi del torneo, nel corso di una riunione informale con i corrispondenti della stampa estera a Palazzo Alvorada, la residenza presidenziale a Brasilia. Quando il Paese sudamericano si vide assegnare l’organizzazione del Mondiale nel 2007, la Fifa aveva secondo il presidente assicurato che gli stadi sarebbe stati finanziati dai privati. Quando invece il governo ha accertato che “nemmeno la metà di uno stadio” aveva visto la luce, ha spiegato durante questo incontro (durante il quale i giornalisti hanno potuto prendere appunti ma non registrare le sue parole), è stato costretto a intervenire a livello economico.
La maggior parte degli investimenti pubblici effettuati dal 2007, ha rivendicato Dilma, è stato “per il Brasile” e non per il Mondiale. Ha citato nel dettaglio la ristrutturazione degli aeroporti e i lavori di mobilità urbana che alcune città ospitanti non avrebbero progettato se non “prima di numerosi anni” senza la prospettiva del Mondiale dicalcio. Ha tuttavia riconosciuto che alcuni cantieri saranno chiusi solo dopo la fine del torneo. L’organizzazione costosa e caotica della Coppa del Mondo – quattro dei dodici stadi non sono ancora ultimati a nove giorni dall’inizio – ha scatenato un vespaio di polemiche. I brasiliani erano massicciamente scesi in piazza nel giugno 2013, in occasione della Confederations Cup, per reclamare l’adeguamento agli “standard Fifa” dei servizi pubblici basilari: trasporti, sanità, istruzione.