Ci mancava anche la storia dell’inno. In un Brasile che mai come questa volta deve vincere e viene spinto dalla sua gente, che lo vorrebbe vedere dominare fin dalle prime partite, ci si arrovella per cercare di capire cosa non va dopo il pareggio contro il Messico. Ed emerge che al Mondiale il pubblico di casa fa un tifo tiepido allo stadio, perché a vedere le partite targate Fifa stanno andando le famiglie e i benestanti, meno calorosi rispetto ai gruppi organizzati (ultrà compresi) che sanno invece come si sostiene la propria squadra. Così si sottolinea ripetutamente come a Fortaleza in fatto di supporto a chi stava giocando abbia vinto nettamente il Messico, i cui supporter, anche se meno numerosi dei brasiliani, erano molto più rumorosi. L’ultima storia l’ha tirata fuori Zico: i giocatori della Selecao di oggi, già gravati dalla responsabilità di giocare in casa, cantano con troppa partecipazione l’inno nazionale prima delle partite, all’unisono con gli spettatori, al punto che gente come Neymar non riesce a trattenere le lacrime, e questa eccesiva emozione può condizionare la squadra. Ma il laterale sinistro Marcelo, che ancora si lamenta per il rigore non dato contro il Messico per un presunto fallo su di lui, non è d’accordo con la teoria dell’amatissimo ‘Galinho’ ex Udinese. “Non la vedo così – dice dal ritiro della nazionale a Teresopolis -. Io penso che quando cantiamo l’inno insieme al pubblico è una sensazione difficile da spiegare, e che può capire soltanto chi in quel momento sta sul campo. Comunque si tratta di energia positiva, è un modo di essere vicini al nostro popolo e certo non ci disturba. La verità è un’altra – aggiunge Marcelo: i nostri rivali ci hanno studiato a fondo, e al Mondiale avremo una partita più difficile dell’altra”. Così il tecnico Scolari, che nel giorno libero concesso dopo lo 0-0 con i messicani si è concesso un’escursione con la moglie Olga prima in elicottero e poi a bordo di una barca sul litorale del Cearà, dovrà studiare altre soluzioni invece di raccomandare ai suoi di cantare con meno intensità l’inno (del resto lo fa, a gran voce, luui per primo…). In un Brasile dove tutti se la prendono con Fred dicendo che se ci fosse Luis Suarez al posto del n.9 del Fluminense la Selecao sarebbe già campione del mondo, il ct ricorda che anche l’anno scorso il suo bomber era rimasto a secco nelle prime due partite della Confederations Cup. Poi però, dal match con l’Italia a Salvador, prese a segnare e non si fermò più, trascinando insieme a Neymar la squadra alla conquista del trofeo. Ma Scolari sta pensando anche a chi possa svolgere il ruolo di uomo d’ordine a centrocampo, figura di cui c’è bisogno anche se il ct non vuole assolutamente rinunciare alla grinta e all’intensità di un mediano come Luiz Gustavo, che svolge un lavoro oscuro ma redditizio: secondo le statistiche di gioco corre più dei laterali Dani Alves (a proposito, Maicon avanza di nuovo, con forza, la sua candidatura) e Marcelo, vince più contrasti di Thiago Silva e David Luiz e soffre più falli di Neymar. A uno così non si può quindi rinunciare ed ecco allora che se entrasse Hernanes nel ruolo di playmaker il principale candidato all’esclusione sarebbe Paulinho, reduce da una stagione non così esaltante con il Tottenham. Scolari ci pensa, il Brasile gli chiede di cambiare qualcosa e intanto non può fare a meno di amare la sua nazionale, simbolo di un calcio che qui fa veramente parte dell’esistenza.
Brasile, Scolari cambia: Hernanes ed Hulk pronti!