Brescia, Giampaolo torna a parlare: “Hanno cercato di farmi passare per pazzo”

Come tutti ricorderanno, ad inizio anno Marco Giampaolo lasciò la panchina del Brescia per via di un ambiente con un carico di tensione eccessivo, con gli ultras che, a tal proposito, giocarono un ruolo importante. Gli stessi ultras delle ‘rondinelle’, ancora prima che iniziasse la stagione, imposero a Fabio Gallo, vice di Giampaolo, di andare via in quanto colpevole di alcune dichiarazioni fatte ai tempi in cui giocava nell’Atalanta. Così Giampaolo è stato interpellato da ‘Repubblica’ a proposito dei fatti di Salerno: “Credo che a Salerno i giocatori abbiano fatto una gran fatica a far quello che hanno fatto, e lo stesso dicasi per l’allenatore Fontana, che conosco personalmente. Il calcio ne è uscito danneggiato, ma anche per i giocatori questa situazione rimarrà una grande ferita, essendosi dovuti umiliare e piegare ad una prepotenza. Come rimediare? Tutti criticano ma nessuno propone nulla. Mi sembra che sia un problema culturale e dunque in ciò sarà fondamentale un forte impegno dello Stato. Noi addetti ai lavori dovremo invece fare in modo che il calcio diventi svago, dopo i continui stress quotidiani cui la gente è sottoposta, e non motivo di ossessione quale adesso è. La nazionale di Prandelli, da questo punto di vista, è un esempio da seguire. I club, invece, non fanno nulla di buono. Smentiscono i legami con gli ultras e poi gli passano i biglietti sottobanco“.

Giampaolo è poi tornato sulle sue dimissioni dal Brescia: “Premetto di essere andato lì perchè non potevo dire di no al ds Iaconi, cui devo molto. Una volta arrivato mi sono reso conto che la situazione era molto tesa, con gli ultras arrabbiati con Corioni che non ha confermato Calori. Ovvio che se volevano Calori, non sostenevano me. E non hanno sostenuto neppure Gallo, mio vice, per motivi legati al suo passato atalantino. Gallo ha anche fatto un incontro con gli ultras, ma non si è risolto nulla e così, per non crearmi problemi, ha deciso di lasciare di sua spontanea volontà. Io ho scelto di rimanere ma, col senno di poi, ho commesso un grave errore. Con Corioni i patti erano chiari: primo anno salvezza, dopo avremmo puntato alla promozione. I dirigenti, però, cominciarono a parlare di promozione immediata, cosa sbagliatissima. Dopo la sconfitta interna col Crotone si è presentato nello spogliatoio l’addetto stampa con due uomini della Digos, dicendomi che bisogna incontrare i tifosi per un chiarimento. Io non ritenevo corretto andare ma non ho potuto farne a meno. Lì ho riconosciuto il capo ultras, con lui mi sono rifiutato di parlare perchè era prevenuto. Un altro ha criticato il modulo da me usato ed io allora gli ho detto di chiedere a Corioni di esonerarmi. Mi hanno lanciato tante occhiatacce, ma nessuno mi ha mai minacciato, devo dirlo. Per me però quella è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ho deciso di andarmene, l’ho comunicato a Iaconi ed a Fabio, figlio del Presidente, oltre che al Capitano della squadra, Zambelli. A quel punto ho deciso di chiudermi in casa a Brescia, di non parlare per non creare problemi e invece hanno inventato storie assurde, hanno tirato in ballo ‘Chi l’ha visto?’, hanno cercato di farmi passare per uno squilibrato. Per me è stata una questione di dignità. La dignità non ha prezzo“.