Brescia, le parole del presidente Triboldi: “Abbiamo un grande progetto”

La società lombarda, dopo la pessima annata che potrebbe culminare con la retrocessione, studia le strategie per risalire

Dai fasti di Roberto Baggio alla possibile, anzi probabile retrocessione in Lega Pro: annata complicata quella del Brescia, che adesso cercherà in tutti i modi di risalire grazie alla nuova gestione Bonometti, che ha messo fine alla lunghissima gestione Corioni.
Alessandro Triboldi, presidente della società e membro di una “triade” con Rinaldo Sagramola e Aldo Ghirardi, sarà il braccio operativo del patron, il vero centro del nuovo corso bresciano. Calcio e Finanza lo ha intervistato per carpire le sue sensazioni:
“Io sono la persona che, essendosi interessata alla vicenda in estate da direttore del Comune di Brescia, è stata scelta dalle componenti coinvolte come uomo di sintesi.ha detto Triboldi I miei primi riferimenti andranno sicuramente a Gino Corioni, lui del resto ha percorso un quarto di secolo nel Brescia impegnandosi per il calcio nella nostra città, ha donato sacrificio e offerto bel calcio. Stiamo parlando del presidente con cui il Brescia ha raggiunto i suoi massimi risultati storici. Dobbiamo tributargli un doveroso ringraziamento ma non solo: bisogna riconoscere che è stato il protagonista di un periodo a fortune alterne ma che ha visto la squadra muoversi anche a livelli di eccellenza.
Sul modello da seguire e sul progetto, Triboldi mostra idee chiare, ma preferisce non fare proclami:Devo ancora mettere piede in società e capire bene la situazione, ma di certo so che voglio creare un’azienda basata sulle professionalità. Io sono qui grazie a Bonometti: senza di lui e senza il suo apporto economico non saremmo qui a parlare oggi ed il Brescia sarebbe nel pieno di una procedura concorsuale. La situazione era complessa e si sono valutati bene tutti gli aspetti. Forse se fossimo riusciti a trovare la quadratura prima avremmo avuto più spazi anche per chiudere la stagione con una classifica diversa, ma quel che conta oggi è mettere in campo una progettualità di lungo corso per il bene della squadra e della città.
Ma quello che tengo soprattutto a sottolineare è che il Brescia sarà una società strutturata per ruoli e per competenze. Ci saranno livelli di responsabilità ai quali risponderanno i diretti responsabili: il direttore sportivo per la parte che gli compete, il consigliere delegato per le responsabilità sui budget e un dirigente amministrativo per la verifica delle procedure. Ma ribadisco che prima dovrò guardare bene la situazione. Peraltro con Bonometti ho trovato piena sintonia, anche perché lui stesso non è uomo di molte parole, ma dobbiamo ancora trovarci per entrare nei dettagli

Sul suo ruolo all’interno della triade e in società: Io sarò il legale rappresentante della società Brescia calcio ed agirò senza interferire sulle scelte tecniche. Voglio lavorare in un’ottica di valorizzazione squadra – società: Sagramola è un uomo di riconosciuta professionalità, so di entrare in una situazione in cui operano persone di comprovata esperienza sul campo. Sono un appassionato, ma rimango dietro le quinte, non commenterò certo le scelte della campagna acquisti, al massimo da tifoso qualche volta mi capiterà di dire la mia sulle prestazioni, ma non sarò io l’uomo che si interfaccerà con la stampa e i media a nome della società, in particolare per le questioni tecniche.
Il Brescia è stato ad un passo dal fallimento, salvo poi riuscire a salvarsi grazie ai capitali privati, come rivela lo stesso Triboldi: “Ubi banca è evidentemente ancora coinvolta come principale finanziatore del Brescia calcio ma non conosco nel dettaglio i livelli attuali e precedenti. L’apporto di capitali privati l’ha resa sostenibile e a quel punto le valutazioni sul merito creditizio sono tornate positive e orientate a dare fiducia ad un nuovo progetto imprenditoriale”

Triboldi poi promette che il Brescia cercherà di ottenere con le unghie e con i denti l’agognata salvezza e che non subirà ulteriori declassamenti. Si ripartirà, con ogni probabilità, dalla Lega Pro, con la speranza di risalire e regalare nel tempo, un nuovo stadio ai tifosi delle rondinelle, ma è molto complicato:
I soldi per le opere pubbliche non ci sono più, bisogna ragionare con i privati o in project financing per un’opera che poi dovrà ripagarsi con l’attività gestionale. Io sono ottimista, lo stadio è sempre stato il mio pallino. Ciò che emerge di nuovo è che rispetto a soluzioni prospettate in passato che ormai sono anacronistiche come le cessioni di aree commerciali e le compensazioni, che ormai non danno più ritorno, si sta ragionando secondo una formula nuova, ma migliore, più garantita.
Il modello che il sindaco ha in mente è chiaro da tempo. Il fatto che io abbia conoscenza dei meccanismi delle opere pubbliche e del sistema comunale aiuterà a far collimare il linguaggio tra la società e la Loggia. Ma il lavoro sui muri non sarà tutto: bisognerà ricreare le condizioni perché la gente venga allo stadio. E’ vero che fino a questo momento l’affluenza non è stata particolarmente incoraggiante, ma dobbiamo ragionare su una capienza di poco superiore al massimo storico raggiunto ai tempi di Baggio (15 mila persone in media a campionato). La capienza comunque sarà di 22-25 mila persone, non di più.”
Quando i bresciani potranno mettere piede nel nuovo stadio? Dare tempi oggi è prematuro.
 Dobbiamo lavorare molto sull’esperienza-stadio creando un sistema che renda interessante frequentarlo.