Il cantante Brusco è intervenuto su Radio Cusano Campus durante il programma “Sport Academy” per parlare della canzone scritta per Daniele De Rossi: “Io seguo delle regole come se ci fosse un karma rispettando la musica spero che arrivi sempre, questa ispirazione”. Sulla serata dedicata al centrocampista giallorosso del Brusco ha affermato: “E’ lo scopo della canzone, compattare l’ambiente, perché fosse un saluto indimenticabile, per un giocatore che tanto ha rappresentato: sono state immagini belle a vedersi, compresa la bella atmosfera. Abbiamo esternato tanti sentimenti, e io sono un fan dell’amore. Un po’ di malinconia è stata dovuta all’addio di questo calciatore”. Brusco va giù diretto: “Sono un fan dell’amore e quindi le canzoni vengono di getto, nella maggior parte dei casi; è accaduta la stessa cosa, mentre ero impegnato in studio a fare altre cose. Avevo una base e mi era venuta la prima frase della canzone. Tutto ciò grazie a Francesco Rocca, uomo e personaggio da ammirare. E la canzone si è scritta…da sola. Sono stati in studio quelli dell’Academy Studio a mixarla al volo e poi è passata di mano in mano fino alle radio private”.

Sul rapporto con il calcio e alcuni episodi il cantautore dice: “Lo sport, a suo modo, riesce a scandire le tappe dell’esistenza di ognuno di noi. Tutti si ricordano cosa facessero il giorno dell’addio al Calcio di Totti”. Proprio sulla relazione tra il saluto a Totti e quello forzato a De Rossi Brusco dice: “Pensavo che dopo il saluto a Francesco la società dimostrasse più tatto. Non è stata data la possibilità ai tifosi di prepararsi per bene, per salutarlo nel migliore dei modi, e nemmeno a Daniele di fare altrettanto”. E’ il secondo brano dedicato alla Roma: “Parlo delle passioni, delle cose positive, capaci di smuovere qualcosa nell’animo, come è il Calcio. Mi capita di imbattermi in una canzone di questo tipo. Era un peccato, che nessuno ne scrivesse una, su De Rossi. Sono molto fatalista perché è venuta fuori in tempi rapidi. Non credo di essere un big, capace di pianificare tutto: le cose vengono per caso, e se funzionano, è per caso”.
Ci sono note più malinconiche, sul tempo che passa: “E’ un’esplosione motivata da una cavalcata durata per anni”. In parecchi ci si riconoscono. La musica e il tifo restano due grandi passioni. Come è cambiato il rapporto, dopo venti anni e passa, con le tue passioni? “L’approccio è sempre quello. Ascolto sempre musica giamaicana, e ne seguo le evoluzioni. Ogni produzione che faccio rispecchia un periodo musicale e mi esprimo con metriche e melodie. Poi ci sono stati diversi sviluppi, che si possono cogliere, tra le canzoni di 18 anni fa e quelle di adesso. Quando segnava la Roma da ragazzini piangevamo, e capita ancora adesso: ti consente tutto ciò di restare bambino, di vedere come vanno le cose della squadra del cuore, di seguire gli artisti che in musica uno preferisce”.
C’erano tre o quattro generazioni di romanisti, domenica, allo stadio Olimpico. Il Calcio è una cosa che svela l’identità di un popolo. Brusco spiega: “Erano tutti, nell’aggregazione, con gli occhi lucidi: dal signore di una certa età ai più piccoli, d’età. E queste cose, come la Musica, sono il sale della vita”.
A breve arriverà un nuovo album…
“E’ un periodo in cui mi sento particolarmente ispirato. A volte pubblico le canzoni, a volte le tengo in un cassetto dal quale non usciranno mai. Continuo a scrivere molto e ho deciso di fare featuring con altri artisti. Di qui a fine giugno potrete trovarmi sui social e sul canale YouTube”.
Ti fa piacere che il pezzo su Daniele De Rossi vada in giro per conto suo?
“Non ho contratti discografici, perché mi impedirebbero di pubblicare un pezzo quando ne ho voglia. Mi piace l’idea che questo pezzo giri quasi in maniera autonoma. Il disco o cd nei negozi sembra interessare a pochi, per il resto: anche con novità come queste cerco di barcamenarmi. Questa canzone, Grazie Danié, non è in vendita, e non lo sarà mai. La sentite su YouTube perché non voglio che un gesto d’amore sia scambiato per un atto di sciacallaggio”.