Bufera sul rigore, ma Scolari è soddisfatto del Brasile

Solo ‘Felipao’ Scolari, la cui sagoma a grandezza naturale fa pubblicità a una marca di birra, è rimasto a dire che “quello su Fred era rigore”. Le parole di fuoco del collega croato Nico Kovac (“è stata una vergogna, tanto vale andarcene a casa e darci al basket”) non scalfiscono le sicurezze del ct Brasile che ha l’ossessione dell’Hexa. Eppure da queste parti, nonostante la passione per la Selecao e i titoli su “Salvador da Patria” o “We are Neymar”, si fa sfoggio di fair-play e tutti ammettono che quello dell’arbitro giapponese Nishimura nel match che ha aperto i Mondiali è stato un autentico regalo. Non la pensa così Massimo Busacca, capo degli arbitri Fifa, che ha difeso il nipponico: “Era ben posizionato, gli arbitri prendono decisioni in un secondo e si concentrano sui gesti che vedono. Lui ha fatto la sua valutazione dopo aver visto le mani di Lovren su Fred”. Ma sulla possibilità di vedere ancora Nishimura in campo in Brasile Busacca non si sbilancia: “Faremo un’analisi completa e poi decideremo”. L’analisi lucida dell’episodio incriminato l’ha fatta Tostao, in Brasile fuoriclasse del giornalismo come lo è stato del calcio. Secondo il campione di Messico 1970, “quello dell’arbitro è stato un errore assurdo, forse voleva farsi perdonare l’espulsione di Felipe Melo nel 2010 (Nishimura diresse Brasile-Olanda ndr). Ma la verità è che al Brasile è mancato un Modric a centrocampo e che dalla parte di Dani Alves siamo troppo scoperti. Non è che Maicon, che sa marcare meglio, sia la scelta migliore?”. Tutte considerazioni giuste, e condivise da molti, compresi quelli che prima spingevano Scolari a fare la stessa mossa del 2002, quando tolse un rifinitore (Juninho Paulista) per inserire un difensore in più (Edmilson) e fu un’intuizione vincente. Stavolta il tecnico era pronto a fare la stessa cosa a scapito di Oscar e a beneficio del suo pupillo, il napoletano Henrique, ma la prova del numero 11, il migliore in campo assieme a Neymar, ha fatto rientrare questo proposito, e la Selecao che in nottata ha festeggiato la vittoria con una ‘pizzata’ generale nel ritiro di Teresopolis, per ora continua così. Intanto ovunque la gente ha festeggiato questa vittoria con tante ombre, ma alla fine conta solo il risultato e qui mai come questa volta il secondo posto sarebbe considerato un fallimento: proprio Tostao è uno dei pochi che contesta l’eccessivo ottimismo e non assegna più del 50% di chance alla squadra di casa. E c’è stato anche chi, come il difensore croato Lovren (autore del presunto fallo su Fred) ha detto che, se si deve andare avanti così, forse la Coppa a capitan Thiago Silva è meglio consegnarla subito, “e a me viene voglia di piangere”. In ogni caso, bisogna dire che quello dei favori arbitrali al Brasile è un film già visto. Nel 1970, nella semifinale contro l’Uruguay, Pelè avrebbe dovuto essere espulso per una gomitata in pieno volto a Fontes che poco prima lo aveva sgambettato. L’arbitro Mendebil fece finta di non vedere, e anzi fischiò una punizione a favore del Brasile: O Rei mica poteva saltare la finale. Nel 1962 in Cile si era andati oltre: Garrincha venne espulso in semifinale per aver reagito male, con un calcio da dietro, al fallo di un avversari del team di casa, ma la Fifa lo graziò permettendogli di giocare la sfida per il titolo contro i cecoslovacchi. Nel 1994, l’anno del ‘Tetra’, in molti qui si ricordano che nella sfida dei quarti contro l’Olanda venne dato per buono un gol che Bebeto aveva segnato con Romario in fuorigioco, e che non c’era la punizione con cui Branco segnò la rete decisiva del 3-2. Clamorosa la svista del francese Lannoy, arbitro della Selecao nel Mondiale 2010 contro la Costa d’Avorio: Luis Fabiano si aggiustò in modo evidente il pallone con il braccio prima di calciare e segnare. La situazione è questa, e chissà se ci saranno cambiamenti, anche se Neymar insiste nel dire che “è stata un’esperienza nuova, siamo andati sotto ma poi abbiamo reagito: vuol dire che stiamo imparando a soffrire”. Il problema è che se la squadra di casa vince in questo modo ne soffre anche la credibilità del calcio e dei Mondiali.