Il 5 luglio 1986 nasceva a Bergamo un uomo sfortunato, troppo sfortunato, un uomo con cui la vita è stata ingiusta dall’inizio fino alla fine. Piermario Morosini aveva il sogno di diventare calciatore fin da piccolo e si era tolto già qualche piccola soddisfazione con la maglia degli allievi dell’Atalanta con cui aveva vinto uno scudetto. Ma come detto, la vita non gli ha mai sorriso. Nel 2001 ha perso la mamma, nel 2004 il padre e nel 2005 il fratello disabile, suicidatosi per via delle morti dei genitori. Si è ritrovato a 19 anni da solo con la sorella, anch’ella disabile.
Cercava nel calcio un modo per dimenticare, per distrarsi dalla tristezza della sua realtà e credeva di poterci riuscire. Ha esordito in serie A a 20 anni con la maglia dell’Udinese, prima di passare al Bologna e trovare continuità al Vicenza in serie B. Si era distinto come centrocampista dai piedi buoni e dalle ottime qualità atletiche riuscendo anche a far parte della nazionale under 21. Reggina, Padova ed ancora Vicenza avevano fatto di lui un veterano della B, prima di passare al Livorno, la sua ultima piazza.
In amaranto ha giocato la sua ultima partita in quel maledetto 14 aprile 2012, a Pescara. Si è accasciato a terra in campo in seguito ad una improvvisa crisi cardiaca. Aveva una malattia rara ereditaria: la cardiomiopatia aritmogena. Il sostituto procuratore Valentina D’Agostino ha aperto un’inchiesta contro i medici sociali di Pescara e Livorno e contro il medico del 118 di Pescara, rei di non aver usato il defibrillatore, che forse avrebbe potuto salvare la sua vita.
Buon compleanno Piermario, sei sempre nei nostri cuori!