Probabilmente neppure il più pessimista tra i tifosi verdeoro avrebbe pensato di assistere ad una disfatta come quella che il Brasile ha appena subito ad opera della Germania: 7-1 per i tedeschi il risultato finale, con 5 reti subite nel giro di mezz’ora. Doveva essere il Mondiale degli ‘esacampeao’, della vittoria tra le mura amiche, del secondo trionfo targato Scolari e del primo firmato Neymar. Sogni che hanno iniziato ad infrangersi insieme alla vertebra di Neymar, nel quarto di finale vinto contro la Colombia. Sin qui il Brasile aveva stentato, vincendo sì ma mai convincendo, al punto che i tedeschi, alla vigilia della semifinale di Belo Horizonte, erano dati per favoriti. Anche per via delle assenze degli unici due fuoriclasse della ‘Seleçao’, vale a dire Thiago Silva e Neymar. Due assenze che hanno pesato sul piano tecnico ma anche su quello psicologico, peggio che un macigno. Due assenze che, però, non possono essere attenuanti valide a giustificare una debacle così clamorosa, forse anche scandalosa. Il Brasile voleva scrivere la storia ma lo ha fatto nel peggior modo possibile: peggior risultato nella storia della squadra ed il fantasma del ‘Maracanazo‘ che si è materializzato, più avido e malvagio di prima. Le facce dei giocatori, da David Luiz e Fred, da Luiz Gustavo a Bernard, fino a quello di Scolari, hanno detto tutto già durante la partite: scoramento, rassegnazione, confusione, forse anche paura e vergogna. Perchè di questo Brasile, di questa semifinale, di questo dramma sportivo se ne parlerà per sempre, e non certo con toni lusinghieri. E chissà quanto si starà pentendo in questo momento, Felipao, di aver accettato il ritorno sulla panchina brasiliana: da eroe nel 2002 a responsabile della disfatta di queste ore, lui prima ancora che i calciatori. Cala il sipario sul Mondiale del Brasile, i titoli di coda sembrano interminabili come la notte che, partendo dal ‘Mineirao’, sta avvolgendo tutto il paese. Domani sarà un altro giorno, ma per cancellare una simile sofferenza, probabilmente, serviranno parecchi anni e, soprattutto, un lavoro importante relativo alla ricostruzione tecnica di una squadra che, soprattutto in attacco, è di livello poco più che normale.