Calciopoli, Birindelli: “La Juve del 2006 era destinata a vincere ancora tanto”

L'ex difensore bianconero, Alessandro Birindelli, è tornato a parlare del caso Calciopoli

Intervenendo ai microfoni di TMW Radio, l’ex calciatore della Juventus, Alessandro Birindelli, è tornato a parlare del periodo di Calciopoli a dieci anni da quanto avvenuto durante l’estate del 2006. Ecco quanto riportato da Tuttomercatoweb.com

“Credo che sia sotto gli occhi di tutti il valore di quella squadra, aveva 11-12 calciatori che hanno giocato la finale del Mondiale del 2006. Era una squadra destinata a vincere per altri 4-5 anni con grandi persone e uno staff importante. Si fa presto a dire chi ha sbagliato e chi no, ma quello che mettevamo in campo lo sappiamo noi calciatori. Quello scudetto lo sentiamo nostro per i sacrifici fatti in campo. Quello che è accaduto fuori, se è successo, ne eravamo all’oscuro ma era indifferente ai fini del risultato finale”.

La Juve ha il merito di programmare sempre? “La forza di un club vincente è soprattutto nel rispetto dei ruoli. La Juventus ha dimostrato di essere la squadra più brava nella programmazione, il risultato sportivo è la conseguenza di questi fattori. Avere solo la squadra forte permette di vincere per uno o due anni, poi bisogna rifondare. Invece la Juve riesce a garantirsi sempre 4-5 anni vincenti”.

Cosa si respirava nello spogliatoio quando la Juve era in Serie B? “Devo dire la verità, è stato un anno splendido nel senso calcistico. A livello umano c’era un po’ di sofferenza, ma Deschamps era coinvolto. Sapevamo che non era un campionato facile, la B non è semplice. Poi gli avversari davano tutto contro di noi, per noi era invece un passaggio obbligato che richiedeva concentrazione. La qualità, senza voglia e determinazione, non conta. All’inizio abbiamo sofferto, poi abbiamo conquistato serenità con la consapevolezza di dover fare un grande campionato per riportare la Juve ai vertici. Pensate se la Juve non fosse riuscita a tornare in Serie A, saremmo stati ricordati come una squadra fallimentare. Così non è stato, siamo contenti”.

La Serie B ha aiutato la Juve a crescere ancora di più nello spirito? “La Juve non ne ha bisogno, lo ha nel DNA. Questo fattore viene trasmesso negli anni. Probabilmente, cambiando il gruppo storico in quell’anno, non so se ci sarebbe stata continuità. C’erano 6-7 elementi che rappresentava il fulcro, poi ogni nuovo acquisto – questo avviene anche oggi – riesce a integrarsi bene grazie a questa base. È un aspetto importante, la Juve è stata brava anche in questo”.

Lei è stato compagno di squadra di Conte. Si sarebbe mai aspettato di vederlo alla Juve e in Nazionale? “Antonio è stato allenatore in campo, era determinato e nello spogliatoio portava il suo pensiero. Con educazione e rispetto, ma ha qualità e carattere. Non avevo dubbi sulla sua carriera di allenatore, adesso ha un compito arduo da affrontare. Non tanto per il momento, ma per gli infortuni che hanno colpito la Nazionale. Ci sono assenze determinanti, adesso si fa fatica perché il calcio italiano non ripropone spesso elementi di qualità. Ma sono certo che Conte creerà un gruppo solido, sono certo che la squadra farà bene e non deluderà sotto l’aspetto motivazionale”.

Avrebbe mandato Bonucci a fare lo stage in questo momento? “Non so come si sono organizzati (ride, ndr). La società ha le sue idee, la Nazionale ha le proprie. Dispiace che ci sia poca collaborazione tra club, Federazione e Nazionale. Dispiace perché la Nazionale è di tutti, bisognerebbe tutelarla un po’ di più”.